Ven. Feb 23rd, 2024

I giornalisti sono falsi e servi dei padroni, lei ha ridicolizzato anche mio fratello Domenico. Che cosa siamo pupazzi? Nessuno si è mai permesso di comandare me”: il 15 ottobre 2021 avviene una telefonata concitata fra Rocco Papalia e il massmediologo Klaus Davi. Oggetto della conversazione gli articoli e le inchieste del giornalista italo-svizzero sulla criminalità organizzata al nord e in particolare a Milano.

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La mattina del 15 ottobre il giornalista si era recato a Buccinasco, nella provincia di Milano, per intervistare Rocco Papalia ma senza trovarlo. Nel pomeriggio dello stesso giorno Papalia chiama sul cellulare il giornalista inveendo sui suoi articoli e i manifesti che raffiguravano il presunto boss vestito da donna. Nel corso della concitata telefonata (https://youtu.be/_oVUdgDY074) Papalia mette nel mirino un video satirico di Klaus Davi, realizzato con tecniche di face animation, pubblicato il 10 maggio 2021 in cui anche il fratello Domenico e altre persone sotto la lente delle forze dell’ordine cantano alcune canzoni dance: “Quando ha fatto quei giochetti ha messo mio fratello, che cosa siamo pupazzi?”. E alla replica di Davi: “Ma pure io sono stato oggetto di satira, capita quando si è conosciuti” Papalia afferma: “Io non sono una persona pubblica”. Incalzato dal giornalista che motiva il suo interesse per Papalia derivante dalla sua presenza nelle cronache giudiziaria ormai da molti anni il presunto boss risponde: “Sono andato su tutti i giornali perché i giornalisti sono falsi e servi dei padroni al 99%”. E precisa: “A me non interessa più nessuno, se ho fatto reati sono degli anni ‘70”. Alla domanda di Davi: “Però ai tempi eravate importante” risponde: “Io non sono mai stato una persona importante, ho sempre lavorato e fatto i fatti miei. Non ho mai comandato nessuno e mai nessuno si è permesso di comandare me”.

Il massmediologo è a processo a Milano. Il capo di accusa della Procura di Milano riportato nella notifica è “aver offeso l’onore e la reputazione di Rocco Palalia vestendolo da donna”. Il riferimento è a una campagna del massmediologo risalente a dicembre del 2017. La sentenza è prevista per lunedì 19 febbraio.

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