Ven. Apr 19th, 2024

Il procuratore critica l’iniziativa della Federico II, che ha invitato il rapper a parlare con gli studenti.

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È il fenomeno musicale del momento, si chiama Geolier ed è nato a Secondigliano. È il re del rap neomelodico che, dopo i record inanellati su Spotify, continua a scalare le classifiche a seguito dell’apparizione a Sanremo. Apprezzato soprattutto dai giovanissimi, il rapper domani alle 16 sarà all’università Federico II di Napoli, nell’aula magna della sede di Scampia, per un incontro con gli studenti. L’appuntamento è alle 16 e il cantante, reduce dal successo e dalla popolarità di Sanremo, risponderà solo alle domande dei ragazzi. I posti disponibili sono immediatamente andati sold out, ma non tutti hanno accolto positivamente l’iniziativa.

Fra i contrari c’è anche Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli. L’altro giorno, infatti, proprio in un incontro con gli studenti di una scuola, il magistrato ha avuto parole dure per questa iniziativa: «Non voglio sapere nemmeno chi è il cantante, ma se si arriva a questo si deve mettere in discussione anche chi ha organizzato e cosa è diventato il percorso universitario, se non si ha la sensibilità che si devono portare all’università solo eccellenze, modelli di vita per la formazione dei ragazzi. Queste cose lasciano senza parole, se molla l’università siamo alla fine».

Di fronte a queste critiche, il rettore della Federico II, Matteo Lorito, oggi sul Mattino non solo ha ribadito la validità, a suo avviso, dell’incontro tra il cantante e gli studenti, ma ha anche invitato Gratteri a partecipare all’evento. «Chiederemo a Emanuele (Geolier, ndr) – ha detto il rettore – di aiutarci a entrare in un mondo che sembra impermeabile alla cultura e alla formazione, al vivere secondo le regole della legalità». Geolier, un esempio? Forse no, ma «può diventare un nostro alleato», risponde Lorito, che ricorda i comportamenti recenti del rapper come ad esempio il fatto che il rapper era al funerale di Giogò e, pochi giorni fa, ha inviato una lettera alla famiglia di Francesco Pio Maimone in cui parla di abbandonare le armi, condanna la violenza, elenca le paure dei ragazzi di quartiere

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