Ven. Lug 19th, 2024

Non erano valse a nulla le istanze di scarcerazione precedenti, nonostante gli 88 anni e svariate patologie, dal tumore a diverse ischemie fino all’asportazione di un rene: Gaetano Riina, fratello del più noto “capo dei capi” di Cosa nostra, Totò, deceduto al 41 bis il 17 novembre del 2017, secondo Procura e giudici di Sorveglianza era pericoloso. Soltanto dopo essersi ammalato di Covid nelle settimane scorse, adesso il tribunale di Sorveglianza di Torino ha deciso di concedergli gli arresti domicialiari.

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Riina non tornerà a Corleone, ma andrà in provincia di Trapani. I giudici hanno accolto la richiesta degli avvocati Maria Brucale e Vincenzo Coluccio che lo difendono. In carcere – non è mai stato sottoposto al 41 bis – il fratello di Totò Riina era finito soltanto nel 2011, da incensurato e da ultrasettantacinquenne, per scontare una condanna per mafia (che oggi ha espiato completamente) e successivamente una pena per illecita concorrenza aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra. Il fine pena è fissato per maggio 2024.

Riina, mentre sarà detenuto ai domiciliari, avrà diritto di uscire dalle 10 alle 12 “per provvedere alle proprie esigenze di vita”, così hanno stabilito i giudici. A settembre scorso, alla vigilia della seconda ondata di Covid, un’istanza simile presentata dagli avvocati era stata invece rigettata. E alla fine il detenuto si è ammalato di Covid proprio nel carcere di Torino. Ora è guarito.

La Procura si era opposta anche a quest’ultima richiesta di scarcerazione per motivi di salute, ribadendo la presunta pericolosità sociale del detenuto, anche se sulla scorta di vecchie dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Una pericolosità che il tribunale ha ritenuto ora “scemata”. L’Asl piemontese ha poi messo in evidenza che Riina è “un grande anziano, affetto da pluripatologie, che non versa in immediato pericolo di vita, tuttavia a rischio improvviso e non prevedibile peggioramento delle patologie in essere, alla luce della fragilità correlata all’età”.“

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