Lun. Lug 15th, 2024

“Noi abbiamo voluto con questa occasione ricordare che c’è un tema che riguarda questo Paese, che riguarda la legalità. La legalità è parlare di mafia, è parlare di chi viola i contratti sul lavoro, di chi non applica le norme sulla sicurezza. In modo particolare, la sensazione è che non se ne parli più. E non è una questione solo calabrese. Quindi c’è un problema complessivo di infiltrazioni mafiose, c’è un problema di come le mafie si organizzano per gestire spesso fenomeni anche lavorativi e noi come sindacato abbiamo sentito la necessità di formare e informare i nostri dirigenti e di essere pronti e attrezzati per rispondere di conseguenza”. Lo ha detto Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, parlando con i giornalisti a margine dell’inaugurazione a Gizzeria, del primo corso della Scuola di Alta formazione antimafia, un progetto promosso dalla Uil nazionale che ha affidato la formazione dei propri quadri e delegati, su queste tematiche, all’Associazione antimafia Noi, presieduta da Massimo Coluzzi e Federica Angeli, presidente onorario e giornalista di Repubblica che vive da anni sotto scorta, minacciata dalla mafia romana. All’iniziativa è presente la segretaria generale dell’Uil calabrese Maria Elena Senese. “L’abbiamo fatto con Federica Angeli – ha aggiunto – con lei abbiamo creato questa prima scuola di alta formazione sulla mafia intanto per conoscere perché la conoscenza è l’elemento principale sul quale costruire poi le azioni. E poi per capire come muoversi in una mafia che si è trasformata, che oggi gestisce magari grandi aziende o gestisce grandi situazioni, e ovviamente mette in atto comportamento che per noi non sono accettabili. Far lavorare i lavoratori in nero, non applicare le norme sulla sicurezza, tenere comportamenti intimidatori per noi non è accettabile, quindi la necessità di partire dalla Calabria per dare questo segnale”.

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“Bisogna continuare – ha detto ancora il segretario generale della Uil – a tenere alta l’attenzione, alzare ancora di più il livello di attenzione, il livello di attenzione sociale, il livello di attenzione culturale, perché gli scambi, è bene ripeterlo, finiscono per sacrificare sempre più i deboli. Non colpiscono mai chi gestisce grandi poteri, ma colpisce chi deve lavorare, chi chiede di vedere rispettati i propri diritti. Ecco perché la necessità di tenere ancora di più alta l’attenzione su questi temi. E’ chiaro che noi ci troviamo di fronte ad una situazione nella quale le mafie investono. Non sono le mafie di una volta, sono le mafie che oggi investono nei mercati finanziari, nei mercati azionari e investono in attività che possono permettere loro di riciclare i grandi proventi”. “Ecco perché – ha sostenuto Bombardieri – anche in Emilia-Romagna noi abbiamo alzato anche lì un altro presidio di attenzione nella gestione di ristoranti, di bar, di alberghi, che spesso poi comportano grandi problemi per i lavoratori e le lavoratrici, perché è chiaro che la gestione da parte delle mafia, per esempio in quella regione, ha portato alla chiusura di alcune strutture e alla perdita del posto di lavoro di molti lavoratori. Ecco perché è importante avere uno sguardo nazionale, pur partendo dalla Calabria”.

Angeli: “Scuola di formazione dei sindacati era sogno di Falcone”

“Questa Scuola di Alta Formazione è un sogno realizzato di Giovanni Falcone, ovunque lui sia è a lui che dedichiamo questo, perché lui disse proprio in diverse interviste e nei suoi memoriali che sognava una scuola di alta formazione per i sindacati, avendo evidentemente intuito già a metà degli anni Ottanta quanto le mafie erano già infiltrate nel settore economico e produttivo della nostra società”. Lo ha detto Federica Angeli, giornalista, sotto scorta da 11 anni per le minacce ricevute dalla mafia romana, intervenendo a Gizzeria. “Falcone invitava, come primo argine della società civile – ha aggiunto Angeli – i sindacalisti a porre un freno all’invasione delle mafie a livello imprenditoriale e all’abbandono delle buone norme della società civile in ambito lavorativo roba come il lavoro in nero, che, ovviamente, era l’ordine del giorno per i mafiosi. Erroneamente adesso tutti pensiamo che si sia sviluppata dagli anni duemila questa migrazione della ‘ndrangheta al nord ma in realtà questo processo è avvenuto già con i primi obblighi di dimora, pensiamo agli arresti domiciliari di boss eccellenti a Pavia o in città del Veneto, della Lombardia e della Liguria”.

“Qualsiasi governo, devo dire la sincera verità – ha detto ancora Angeli – parla poco di mafia, perché evidentemente è un problema che viene circoscritto a chi subisce un attentato e a chi ne è vittima. Non comprendendo invece che è un rovesciamento dell’ordine democratico, l’aver accettato ormai che, non dico il 50% ma mi sento di dire almeno un buon 30-35% dell’imprenditoria italiana ormai è in mano alle cosche”. Angeli ha parlato anche della sua vita ‘blindata’ .”E’ 2013 che vivo così – ha detto – ed è una vita molto dura, molto pesante anche se è vista dai non addetti ai lavori come un privilegio. In realtà è una privazione della propria privacy, della propria libertà e capirete anche a livello professionale per una che faceva giornalismo d’inchiesta. Non ci si abitua mai, almeno personalmente non riesco ad abituarmi ad una vita senza libertà”. 

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