Ven. Giu 14th, 2024

Le direttive del Viminale ritardano i soccorsi, con conseguenze drammatiche.

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Il tragico naufragio avvenuto il 25 febbraio 2023 al largo di Steccato di Cutro, in Calabria, ha riportato alla luce le criticità del sistema di soccorso marittimo in Italia. Secondo diverse indiscrezioni, le nuove disposizioni emanate dal Viminale avrebbero di fatto “impantanato” la Guardia Costiera, ritardando l’intervento dei soccorsi e contribuendo al tragico bilancio di 94 morti.

Al centro delle polemiche c’è una specifica direttiva che impone alle motovedette della Guardia Costiera di attendere precise autorizzazioni prima di intervenire in caso di sbarchi illegali. Questo iter burocratico, definito da molti come “inutile e dannoso”, avrebbe ritardato l’arrivo dei soccorsi nel caso del naufragio di Cutro, con conseguenze drammatiche.

Le nuove disposizioni, introdotte con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione clandestina, avrebbero infatti creato una sorta di “corto circuito” tra le diverse autorità competenti, ostacolando la tempestiva azione della Guardia Costiera.

Le polemiche sono state alimentate anche da un documento redatto da alcuni esponenti della Guardia Costiera, che descrive nel dettaglio le problematiche generate dalle nuove direttive. Nel documento si denuncia la mancanza di chiarezza delle disposizioni e l’eccessiva burocrazia che ostacola l’intervento tempestivo degli uomini in mare.

La tragedia di Cutro ha riacceso il dibattito sull’immigrazione e sulla gestione dei soccorsi marittimi in Italia. Molti esponenti politici e organizzazioni umanitarie hanno chiesto una revisione delle normative vigenti, definendole inadeguate e inefficaci.

L’incidente ha evidenziato la necessità di un sistema di soccorso marittimo più snello ed efficiente, in grado di garantire un intervento rapido e tempestivo in caso di emergenza. La revisione delle disposizioni vigenti e una maggiore collaborazione tra le diverse autorità competenti sono elementi cruciali per evitare future tragedie in mare.

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