Dom. Lug 14th, 2024

La storia di Giovanni Giamborino e il disprezzo dei Beni Comuni

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Nel cuore di Vibo Valentia, una strada risalente al 300 avanti Cristo ha subito un destino crudele: è stata cancellata da una colata di cemento orchestrata dal braccio destro del boss Mancuso. La vicenda è stata riportata nelle motivazioni della sentenza Rinascita Scott, dove emerge il tentativo di Giovanni Giamborino, con il supporto dei suoi legami massonici, di far sparire il vincolo archeologico che proteggeva il sito.

Giamborino, considerato uno dei più stretti collaboratori del boss, era ossessionato dal terreno soggetto al vincolo archeologico. Per ottenere il permesso di costruzione, avrebbe intrapreso accordi illeciti con l’ex comandante dei Vigili urbani e avrebbe fatto pressioni sulla Soprintendenza. La sua determinazione ha portato alla demolizione di un tratto di una strada romana millenaria, descritta dai magistrati come un gesto di “bruta furia demolitrice”.

Il maggiore Francesco Manzone ha confermato che sulla struttura archeologica è stata versata del cemento per nasconderla, e i lavori sono stati sospesi a seguito della scoperta. Nonostante le difficoltà iniziali dovute al vincolo archeologico, Giamborino ha trovato un varco dopo il pensionamento di un’ufficiale intransigente.

Sfruttando le sue influenti amicizie e i rapporti massonici, Giamborino ha ottenuto il via libera per la costruzione. Tuttavia, la sua indifferenza verso il patrimonio storico è emersa in una conversazione in cui ha ammesso di aver demolito le antiche vestigia che ostruivano i suoi piani di costruzione.

Per la ‘ndrangheta, non c’è distinzione tra una strada millenaria e una colata di cemento: entrambe sono solo ostacoli da eliminare per il proprio tornaconto personale.

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