I Gentile lanciano Paolini: «Occhiuto bugiardo patologico»

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Presentata la lista Cosenza Popolare. Assente Tonino, prova muscolare per Pino e Katya, che attacca l’ex sindaco: «Non volevo condividere il malaffare»

«C’è chi è stato presentato da Del Debbio e chi da Davi. Io sono di Cosenza e sono stato presentato da Pino Gentile». Enzo Paolini si prende l’ovazione della sala piena di persone, che però non è tutta per lui. È con Pino Gentile che deve spartirla, accolto sin da subito dal clamore dei presenti, quasi fino a sembrare lui il candidato sindaco. Ma naturalmente non è così e tutti rispettano i ruoli in questa serata elettorale, Pino Gentile più di tutti, quando chiamato a gran voce sul palco e rivolgendosi a Paolini chiarisce che «noi ti abbiamo voluto, mentre gli altri ti hanno rifiutato». Anche la presentazione della lista di ispirazione gentiliana, Cosenza Popolare, è l’occasione per rimarcare alcune distanze, ma a questo punto pure per guardare avanti, perché l’appuntamento elettorale ormai è davvero vicino. Piccola prova muscolare della famiglia Gentile, con un cinema stracolmo tanto da lasciare molta gente fuori, utile anche per fugare i dubbi di uno scarso impegno. Per questo sono presenti i colonnelli – tra cui Gianfranco Scarpelli, ex vertice dell’Asp di Cosenza che sarà poi elogiato nel corso dell’intervento di Paolini – e le truppe, mentre mancano Tonino Gentile e Gianfranco Leone. A caratterizzare l’unione tra i Gentile e Paolini ci pensa Katya Gentile, che sul palco rivendica il lavoro fatto nella sua non lunga esperienza di vicesindaco, per poi sparare a zero su Occhiuto. Una sorta di piccola resa dei conti, nella quale Katya spiega l’ossessione dell’ex sindaco verso i lavori da realizzare nel centro cittadino, «perché sarebbero stati sotto gli occhi di tutti e gli avrebbero dato lustro», mentre restava indifferente verso il destino delle periferie, lasciate nel degrado. Oggi quelle stesse periferie, ha continuato la Gentile, sono meta dei pellegrinaggi di Occhiuto, che «è un bugiardo patologico che rivendica di aver intercettato 180 milioni di euro per la città, mentre questo denaro proviene dalla passata amministrazione, così come almeno 30 milioni, destinati alle strade e alle scuole sono arrivati dall’assessorato di mio padre». L’avversario da battere è ovviamente l’ex sindaco, al fianco del quale la Gentile non poteva restare perché «non volevo condividere il malaffare e il disprezzo per le regole». Quelli erano i giorni delle sue dimissioni, oggi è il tempo di una campagna elettorale tutta puntata sul disvelamento dell’inganno costruito dall’ex sindaco, fatto di piazze e lucine, ma anche di quartieri lasciati nella sofferenza sociale. E quando tocca a Pino parlare, la sala esplode. Le sue parole suggellano l’impegno al fianco di Paolini, «che rappresenta la capacità della politica di diventare punto di riferimento». Paolini raccoglie l’investitura gentiliana e sciorina un intervento giocato sugli affidamenti e sui lavori cui mancano certificazioni, sulle indagini e il garantismo, ma pure sul dovere di chi ricopre cariche pubbliche di essere al di sopra di ogni sospetto. E mentre circolano statistiche e sondaggi che vorrebbero la nostra città più bella, per il candidato sindaco la verità è assai più dura, ed è fatta di un impoverimento complessivo di Cosenza, di un arretramento delle politiche sociali, dell’abbandono dei quartieri periferici e del centro storico. Per questo vincere vuol dire ripristinare «lo spirito sociale e socialista», facendo un richiamo a una storia ormai lontana eppure comune fatta di radici riformiste.

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