3 Dicembre 2020

L’Asp ha approvato lo studio di fattibilità per la “Casa della Salute”. Ma nel documento – datato giugno 2017 – i lavori si sono conclusi tre anni fa…

Lo sciopero della fame del sindaco di Chiaravalle si è concluso martedì sera, Regione e Asp hanno siglato un accordo per la realizzazione della nuova “Casa della Salute”. Tutto a posto, dunque. Fine delle proteste: la sanità dell’area ha una nuova speranza. A sigillare il patto c’è anche l’evoluzione dei documenti ufficiali legati alla questione. Il 2 ottobre, sul sito dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, appare  l’«approvazione dello studio di fattibilità tecnico/sanitario per demolizione e ricostruzione Casa della salute di Chiaravalle Centrale». Un passo essenziale verso una realizzazione annunciata da anni (era stata la giunta Loiero a ripensare la rete territoriale) e poi rinviata a tempo indeterminato. Come spesso capita quando si ha a che fare con la burocrazia calabrese, lo studio di fattibilità evidenzia qualche paradosso. Nel caso di Chiaravalle siamo davanti a una sorta di “Ritorno al futuro”. Le date riportate nel documento non tornano. Sul frontespizio è tutto in ordine. “Riconversione strutturale e funzionale dell’ex presidio ospedaliero di Chiaravalle da destinare a Casa della salute (demolizione e ricostruzione)”, recita l’incipit. Che introduce lo Studio di fattibilità firmato dal coordinatore della progettazione Carlo Nisticò e da Maurizio Rocca, che si è occupato del coordinamento socio-sanitario. C’è tutta la storia dell’idea progettuale, dalla localizzazione dell’opera fino alla stima e analisi dei costi. C’è, ovviamente, anche un paragrafo dedicato al cronoprogramma dei lavori. E qui sta la sorpresa: la “Casa della salute” di Chiaravalle è già finita, i cittadini possono utilizzarla come punto di riferimento sanitario nell’area e il primo cittadino si è esibito in un inutile sciopero della fame. Perché la road map dei lavori è chiarissima: la realizzazione si è completata alla fine del 2014.


(Il frontespizio dello Studio di fattibilità allegato alla delibera dell’Asp di Catanzaro)


(Il cronoprogramma dei lavori, “conclusi” a fine 2014: ma solo in teoria…)

Al di là della (fin troppo) facile ironia, residua una questione: perché lo studio di fattibilità, che reca il timbro del 12 luglio 2017, ospita un cronoprogramma dei lavori che si conclude nel dicembre 2014? Il mistero è tecnico e burocratico: resta il fatto che si tratta di un documento ufficiale approvato dai vertici dell’Azienda sanitaria provinciale e questo paradosso temporale stona con la solennità del provvedimento (e pure con la logica dei lavori pubblici). Che, riportava martedì una nota del dipartimento regionale Tutela della salute, ha portato a termine «un tormentato iter, già definito precedentemente, e per il quale però si è resa necessaria una nuova istruttoria in quanto l’originario progetto di ristrutturazione dell’ex presidio ospedaliero di Chiaravalle si è dimostrato inattuabile». Nei tormenti dell’iter c’è un altra curiosità: la delibera firmata dal direttore generale dell’Asp di Catanzaro fa riferimento ancora a un altro studio di fattibilità. È quello «redatto dalla società Aice Consulting, vincitrice dell’appalto dei servizi di ingegneria di cui questa Asp ha preso atto con deliberazione numero 699 del 2017». Un report diverso da quello allegato all’atto che pone fine fine a una parte dei patimenti del territorio. Una “Casa della salute”, due studi di fattibilità e un documento nel quale i conti non tornano. Neppure quando c’è una buona notizia la burocrazia calabrese riesce a evitare la confusione.

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