‘Ndrangheta, il pentito Mirarchi: “Sapevano del blitz e degli arresti. I clan hanno infiltrati ovunque”

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Più volte il collaboratore di giustizia, coinvolto nell’operazione “Kyterion”, parla di fughe di notizie, di soffiate della Questura

di GABRIELLA PASSARIELLO 

Fughe di notizie, talpe in Questura che rivelano l’imminente operazione della Dda di Catanzaro, nome in codice “Kyterion” ai referenti, sul capoluogo calabrese, del clan Arena e dei Grande Aracri, consentendo loro di “sistemare tutte le cose”. Ne è certo il collaboratore di giustizia Santino Mirarchi, che più di una volta ribadisce, che “Nico Gioffrè e Piero Mellea erano a conoscenza del blitz, che doveva esserci a giorni” e che avrebbe portato, tra gli altri, anche all’arresto di Mellea. “Lo sapevano sia Gioffrè che Mellea, perché avevano amici in Questura e gli avevano riferito che erano sotto indagine e che a breve li arrestavano”.

Una circostanza che Mirarchi apprende, a suo dire, dallo stesso Gioffrè nel novembre 2014. “Siccome la famiglia Grande Aracri era in galera, la famiglia Arena aveva il compito di raccogliere tutti i soldi per le estorsioni che c’erano nella zona di Catanzaro e provincia, mandarli ai carcerati. Quando è venuto da me Nico Gioffrè, a parlarmi di questa situazione o ci dovevamo mettere con gli Arena o sennò dovevamo fare una guerra contro di loro. Avevamo fatto un accordo tramite Paolo Lentini con i Grande Aracri e Nico Gioffrè mi aveva detto già prima che li arrestassero, che Piero Mellea sapeva del blitz”. Ma come sarebbero avvenute queste soffiate? “Hanno infiltrati, qualche cosa hanno tutti, Nico, le famiglie di Crotone e via dicendo (…). ”, ribandendo gli stessi concetti nel corso degli interrogatori del 9, del 20 maggio 2016 e ancora il 19 ottobre 2017 durante il processo che si sta celebrando dinnanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro. “Mellea era fuori allora, però loro già sapevano che dovevano arrestarlo (…). C’era Mellea che gli gestiva tutto, c’era il vecchio rappresentante che gestiva a Catanzaro Mellea per conto di Nicola, Piero Mellea. Quindi tra virgolette le cose erano sistemate (…). Poi automaticamente già loro sapevano che dovevano fare arresti e quindi già si stavano preparando, prima che facessero questi arresti col piatto pronto in modo che poi le ditte si perdessero”.

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