Sab. Gen 16th, 2021

Lo scontro Oliverio-Roccisano. Il selfie maldigerito di Rizzo. In Calabria si (ri)parla di rimpasto. E sono tutti in bilico, anche Viscomi, mentre Magorno offre sponde al governatore e cerca di “salvarsi”. La deputata cosentina disponibile al “sacrificio”: niente candidatura per una poltrona alla Cittadella

«Presidente Gerardo Mario Oliverio, cosa aspetti a defenestrare l’assessore Rizzo?». Giusto il tempo di organizzarsi, vedere come vanno i posti nei collegi elettorali e ricavare un po’ di spazio per gli eventuali scontenti. Non è la risposta del presidente della giunta regionale alla sollecitazione di Giovanni Russo, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Vibo. Ma quello che si muove nel backstage delle elezioni politiche potrebbe portare a una “riconversione” (già più volte prefigurata) della giunta: da tecnica a politica, per accontentare gli appetiti delusi di qualche fedelissimo. E in questo senso non è escluso il coinvolgimento di Enza Bruno Bossio, vicinissima a Oliverio in tutte le fasi, non proprio esaltanti, del suo governatorato.

LO SCONTRO CON ROCCISANO In realtà la nuova storia del rimpasto non inizia con la gita di Antonella Rizzo a Roma per l’iniziativa di Liberi e Uguali, ma qualche giorno prima. Nel mirino del governatore non c’è, all’epoca, l’assessore all’Ambiente ma quello al Lavoro. Succede a Cosenza, nelle scorse settimane: Federica Roccisano viene convocata nella Città dei bruzi per un confronto franco con Oliverio. I toni sono soft; il Lupo della Sila, da pater familias, racconta delle difficoltà della giunta, di una congiuntura complicata, delle elezioni in arrivo. E della necessità – quante volte l’avremo sentita dal novembre 2014 – di cambiare passo. Per quanto gentili siano le parole, il discorso ha uno sbocco soltanto: Oliverio chiede a Roccisano di farsi da parte. Si aspetta, va da sé, la stessa docilità che l’assessore ha avuto nell’assecondare in passato scelte più o meno imposte. Trova, invece, una reazione nuova: di dimissioni non se ne parla neppure. Il confronto felpato cede il passo a un serie di contestazioni puntute: nel Lavoro non ce n’è una che sia andata bene. Dalla gestione del dossier lsu-lpu ai bandi sulla Formazione fino al caso dei tirocinanti. Neanche quando i toni si alzano, però, Oliverio registra un arretramento dell’assessore. Che, semmai, ribatte di essere stata troppo docile rispetto ad alcune decisioni più calate dal decimo piano della Cittadella che condivise con lei (una fra tutte: la scelta del suo staff. Molto politica, a partire dal capo Luigi Guglielmelli, segretario provinciale del Pd a Cosenza). Finisce uno a uno: l’impasse è servita. Anche se al governatore resta in mano la carta della revoca. Vedremo.

RIZZO SCAVALCA A SINISTRA IL GOV. La seconda scena è il selfie romano che inquadra Arturo Bova (tra i primi a scegliere Liberi e Uguali), Laura Boldrini e Antonella Rizzo. La pubblicazione sul Corriere della Calabria scuote la politica regionale, nonostante il capostruttura di Rizzo cerchi di ridimensionare («siamo a Roma come ospiti e non pensiamo a candidature»). Le prime reazioni arrivano da Vibo Valentia, provincia che – nella geopolitica dem – fa capo al deputato Bruno Censore. Anche questo è un indizio che sarà chiaro più avanti. La ragione addotta è un po’ arzigogolata: «Oggi quella regionale è una giunta tecnica, e pertanto a nessuno degli assessori regionali dovrebbe consentirsi di scendere nell’agone politico da una posizione conquistata non già per meriti politici, ma bensì per essere stati qualificati come “tecnici” sulla base dei loro curricula». Insomma: sei una tecnica, non provare a fare politica. La fuga in avanti arriva da Vibo, ma la stizza è palpabile anche alla Cittadella regionale. A Oliverio non è piaciuta la sortita all’Ergife, non gli è piaciuto il selfie e neppure l’avvicinamento “autonomo” a Grasso&Co. La ragione vera, però, ha poco a che vedere con l’essenza tecnica dell’incarico ricoperto dall’assessore. C’entra più l’idea del governatore di utilizzare l’eventuale passaggio di qualche pezzo della sua giunta in Liberi e Uguali come grimaldello per spuntare postazioni utili nelle liste del Pd per le prossime Politiche. Avrebbe voluto gestire in prima persona la (eventuale) transizione a sinistra: Rizzo ha scelto di fare da sé e potrebbe pagare la decisione con l’allontanamento dalla giunta regionale.

IL “BEAU GESTE” DI BRUNO BOSSIO E così, nello scenario caotico della corsa alle elezioni del 4 marzo (con contestuale fuga dai collegi uninominali dati per persi), nel quadro politico regionale potrebbero liberarsi due posti, forse addirittura più di due, di primo piano nell’esecutivo Oliverio. Torna dunque sul proscenio il rimpasto, con possibile avvio della fase tre (forse quattro, sì è perso il conto delle ripartenze…) e incroci pericolosissimi con il work in progress delle candidature. Il Pd potrebbe lasciare a casa una buona parte dei suoi big, le urne potrebbero fare il resto e nessuno ha voglia di perdere. Uno degli scenari possibili vede una fuga dall’uninominale mascherata da beau geste: è quella di Enza Bruno Bossio. La deputata potrebbe, una volta raccolte le rassicurazioni di Mario Oliverio, decidere di “rinunciare” alla candidatura per sedersi accanto al governatore. Bypasserà le elezioni per “offrire il proprio contributo alla Calabria” (la formula è abusata ma si adatta a ogni situazione)? E con quale ruolo? Domanda centrale, perché se rimpasto sarà, allora tutta la giunta è in bilico, compreso il vicepresidente Antonio Viscomi. E Oliverio potrebbe scegliere di puntare su Bruno Bossio come sua vice (mantenendo Nicola Adamo come suo consigliere privilegiato). E ad alcuni osservatori non è parso un caso che i primi a chiedere la defenestrazioni dell’assessore all’Ambiente siano stati due esponenti del Pd vicini a Censore, a sua volta legato a Bruno Bossio.

E MAGORNO FA DA SPONDA Tutto muta. Così come le indiscrezioni che si raccolgono sul rapporto tra il presidente e Viscomi. C’è chi lo dà saldamente in sella e chi lo descrive come «momentaneamente tollerato». È certo, invece, che il segretario del Pd Ernesto Magorno, mentre il clima tende a infuocarsi, sparisce e fa da sponda alle scelte in itinere di Oliverio, forse preoccupato di salvare la propria, di postazione politica. A Roma, intanto, si dicono preoccupati per la Calabria. E non solo riguardo ai sondaggi (che danno i dem in calo netto) ma anche per la distanza crescente tra il partito locale e istituzioni storicamente vicine. E anche per una frattura che va, a mano a mano, allargandosi. È servito a poco l’incontro riservato tra Renzi e il presidente regionale della Cec, monsignor Vincenzo Bertolone. Il discorso fitto tra i due lasciava ben sperare, ma con la politica regionale è tutta un’altra storia. E anche questa distanza rischia di pesare, e non poco, sul futuro del centrosinistra.

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