Gio. Gen 21st, 2021

La scelta del consigliere regionale movimenta la seduta: «Serve chiarezza nei rapporti interni. Civismo esasperato? Rimedio peggiore del male». Bova: «Non possiamo tirare avanti così». Pedà («spero di far bene») subentra e Cannizzaro, Mangialavori (che è già senatore) a Ferro

Tra autosospensioni e sostituzioni. Cambiano molte cose in consiglio regionale, e tutte in pochi minuti. Dopo le dimissioni dei deputati Wanda Ferro e Francesco Cannizzaro, diventano consiglieri regionali, rispettivamente, Giuseppe Mangialavori (oggi senatore) e Giuseppe Pedà. Il loro avvicendamento era all’ordine del giorno; non c’era, invece, la decisione a sorpresa di Mimmo Bevacqua di autosospendersi dal gruppo del Pd.
«Naturalmente – ha detto in aula -, la mia è una decisione che vuole essere di pungolo e di chiarezza nei rapporti interni al gruppo». Bevacqua ha comunque specificato che non lascerà il partito. «Non potrei farlo – ha specificato -, perché 10 anni fa sono stato uno dei protagonisti della sua nascita, nella mia provincia, in quanto svolgevo allora la funzione di segretario provinciale della Margherita». Il presidente della commissione Ambiente non vuole dunque «buttare al vento» due lustri di impegno politico, ma ritiene che non sia più «sostenibile continuare passivamente a registrare nell’ambito del gruppo posizioni contrastanti e spesso in disaccordo con le decisioni della maggioranza. Per non parlare poi delle tante assenze che si registrano puntualmente a ogni seduta consiliare e determinano la mancanza del numero legale».
Bevacqua, in particolare, stigmatizza anche «l’accumularsi di posizioni espresse in questi mesi e in questi ultimi giorni da autorevoli colleghi del Pd in merito alle considerazioni relative al civismo». Il riferimento, neanche troppo velato, è al governatore Mario Oliverio e al capogruppo Sebi Romeo che nell’ultima settimana hanno più volte auspicato l’allargamento della coalizione che ruota attorno al Pd. «Ognuno – chiarisce Bevacqua – ha la libertà di esprimersi come meglio sa e come meglio crede ma, per me, il civismo esasperato o il meridionalismo di bandiera sono un rimedio peggiore del male». Il consigliere “autosospeso”, «per cancellare ogni dubbio», ha annunciato di voler richiedere un incontro al “reggente” Maurizio Martina «affinché tutto il gruppo consiliare del Pd calabrese sia riunito e ognuno si esprima chiaramente sulle prospettive immediate che il partito intende perseguire in Calabria e nel resto del Paese. Se dovessi constatare l’avallo di questa confusione, ognuno di noi valuterà serenamente il da farsi». Bevacqua ha infine confermato la sula «lealtà» a Oliverio, che deve «esplorare tutte le strade utile per mettere in campo un fronte civico e democratico a sostegno della sua candidatura, ma sarebbe sbagliato se ciò avvenisse in un modello alternativo al progetto riformista del Pd».

Immediato il commento del forzista Mimmo Tallini: «È evidente che nella maggioranza c’è un malessere che non riguarda solo il Pd». Ma sono le parole di Arturo Bova, membro a pieno titolo della maggioranza, a cristallizzare la crisi del centrosinistra regionale: «Serve uno scatto di dignità e di etica politica, in questo modo la barca non arriverà a destinazione. Si sta distruggendo giorno per giorno la storia gloriosa della sinistra calabrese, non possiamo tirare avanti così».
Rivendica invece la sua appartenenza alla maggioranza Orlandino Greco, che invita l’opposizione a entrare nel merito delle questioni e ricorda la «coesione e la fermezza» del centrosinistra «nelle questioni decisive».

 

LE SURROGHE Mangialavori non è presente in aula, c’è, invece, Pedà, che prova a tracciare il suo personale programma politico nell’anno di legislatura che manca prima del ritorno al voto. L’ex sindaco di Gioia Tauro mette l’accento su «sanità, infrastrutture e welfare».
«Oggi – ha spiegato – per raggiungere Reggio da Crotone ci vogliono tre ore, questo dice tutto sullo stato delle infrastrutture nella nostra regione. Dobbiamo fare di tutto affinché l’aeroporto di Reggio sia la porta che colleghi la provincia con il resto d’Italia». Un passaggio è dedicato anche alla sanità: «Il commissario Scura diceva che nel 2017 sarebbero stati avviati i lavori per l’ospedale di Palmi, siamo nel 2018 e ancora non sono partiti». Pedà ha inoltre chiesto alla giunta di «rivedere la formula dell’Agenzia per il lavoro portuale», a cui sono stati destinati circa 370 lavoratori del porto di Gioia Tauro, e di «creare nuovi collegamenti con l’Autorità portuale al fine di creare nuove opportunità di sviluppo e di lavoro».
«Spero – ha detto infine il neo consigliere regionale – di far bene anche per i calabresi che non perdono la fiducia nemmeno in momenti come questo, in cui tutti gli indicatori ci vedono agli ultimi posti». Nei banchi destinati al pubblico era seduto anche Cannizzaro, che, dopo le sue dimissioni, ha aperto le porte del Consiglio a Pedà.
«Pedà non lo farà rimpiangere», ha commentato Tallini. Gianluca Gallo, diventato capogruppo della Casa della libertà dopo l’addio del deputato azzurro, è convinto che, alle prossime Regionali, «ci sarà un’alternanza rispetto al governo di questa regione. Ora bisogna iniziare a parlare di programmi».

(fonte corriere della calabria)

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