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‘LANDE DESOLATE’, OLIVERIO: ‘IL MIGLIORE ALLEATO DELLA MAFIA SONO I POLVERONI’

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La Dda di Catanzaro aveva chiesto gli arresti domiciliari per il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio (Pd). Richiesta non accolta dal gip Pietro Carè che invece ha disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza – San Giovanni in Fiore (Cosenza) – per il Governatore con l’accusa di abuso d’ufficio. Il particolare è emerso nel corso della conferenza stampa tenuta dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, e dai comandanti regionale e provinciale di Cosenza della Guardia di finanza.
Un “completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori o l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti”. E’ questo, secondo gli investigatori, quanto emerso dall’inchiesta denominata “Lande desolate”, condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, e nella quale è coinvolto anche il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che ha ricevuto un provvedimento di obbligo di dimora nel comune di residenza, San Giovanni in Fiore (Cosenza), per abuso d’ufficio. Nell’inchiesta sono coinvolti, a vario titolo, dirigenti della Regione e dipendenti pubblici nonché l’imprenditore Giorgio Barbieri, di 42 anni, l’unico portato in carcere e ritenuto legato cosca Muto di Cetraro. Altri 6 indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, per due è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, tre hanno avuto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività professionale e 4 la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio. Dalle indagini, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, sarebbe emersa la “spregiudicatezza che caratterizzava l’agire dell’imprenditore spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti in una compiacente attività di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisiti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara”. Al centro delle indagini, dirette dai pm della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri Alessandro Prontera e Camillo Falvo, coordinati dai procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla, la gestione e conduzione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica, nonché nella successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici.
Una serie di “interferenze incrociate” del mondo della politica si sono innestate sui lavori di piazza Bilotti a Cosenza. E’ quanto scrive il gip distrettuale di Catanzaro nella sua ordinanza dell’inchiesta “Lande desolate”. La circostanza emerge da una lunga conversazione di Francesco Tucci, condirettore dei lavori affidati alla ditta Barbieri Costruzioni ritenuta dalla Dda di Catanzaro espressione del clan Muto, con Gianluca Guarnaccia, dipendente della “Barbieri Costruzioni. “Tucci – è scritto nell’ordinanza del gip – riferisce che Mario Occhiuto, da pochi giorni dichiarato decaduto dalla carica di Sindaco di Cosenza, gli aveva chiesto di rallentare i lavori di Piazza Bilotti per evitare che l’opera potesse essere inaugurata dal Commissario Prefettizio, nominato per governare l’ente sino alle elezioni di giugno, ma non mancava di evidenziare che la stessa richiesta, per finalità politiche opposte, gli era pervenuta dal presidente della Regione Mario Oliverio. Non solo. Aggiunge che il rispetto dell’impegno gli era stato sollecitato sia da Nicola Adamo, con cui era stato costretto a ‘giustificare’ il procedere dei lavori, sia da Enza Bruno Bossio che gli aveva chiesto di non far entrare in cantiere l’ex sindaco Occhiuto e l’ex assessore Fresca, quindi direttamente dal presidente Oliverio (‘me lo ha fatto dire dal Presidente, io ho avuto una riunione con il Presidente ed il Presidente m’ha detto ‘ti devi fermare su Piazza Bilotti””. Enza Bruno Bossio è deputata del Pd in carica e Nicola Adamo, suo marito, è stato in passato parlamentare e consigliere regionale Pd. Entrambi non sono indagati. Per quanto riguarda la Bruno Bossio, già in carica ai tempi dell’inchiesta – il 2015 – si tratta, sottolinea il gip, di intercettazioni “casuali”, scaturite dal monitoraggio di altri indagati. Tucci, quindi, prosegue l’ordinanza, “ammette di aver già dato disposizioni per rallentare i lavori ma confida di sentirsi pressato, quasi ‘costretto’ ad assecondare la richiesta ‘bipartisan’ della politica (‘ti ricattano, tu ci chiedi un favore a loro e loro subito ti ricattano’) per non subire ritorsioni”.
“Un procedimento di accuse che respingo a 360 gradi”. Lo ha detto il presidente della Regione Mario Oliverio raggiunto a San Giovanni in Fiore dai giornalisti. “Ho sempre improntato il mio impegno alla lotta alla mafia. Questa gara – ha proseguito il presidente Oliverio – è stata fatta prima che io arrivassi alla Regione, mi sono solo preoccupato di portare a termine l’opera e tra l’altro abbiamo interloquito con un amministratore nominato dalla stessa Procura che oggi mi indaga. L’impresa l’ho vista solo una volta durante un sopralluogo, quando ero preoccupato che i lavori andassero a buon fine, ma non lo conoscevo prima ne l’ho visto dopo. Non comprendo tutto questo, sono solo indignato perché ho speso la mia vita per contrastare le criminalità di ogni tipo e affermare la legalità. Il migliore alleato della mafia sono i polveroni. Non ci sono paladini, tranne Gesù Cristo e io mi batterò fino alla morte per stabilire la verità. Non accetto da chicchessia che si infanghi la mia vita e il mio impegno al bene comune”.

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