Assunzioni “impossibili” e numeri contestati: la sanità è (sempre) nel caos

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La richiesta dei commissari di far scorrere le graduatorie già esistenti si scontra con la risposta delle Aziende: i dati non esistono. Ma la vera partita dietro al blocco delle assunzioni è politica. E un dossier della Regione proverà a contestare i dati del Tavolo Adduce

I sentieri – uno politico, l’altro tecnico – sono stretti, strettissimi. Perché tra gli annunci del ministro della Salute Giulia Grillo («il 18 aprile vareremo il decreto Calabria»), il nuovo blocco delle assunzioni in arrivo e l’ipotesi della Regione di resistere al verbale del Tavolo Adduce, chiedendone l’annullamento, grande è la confusione sotto il cielo della sanità.
I primi tentativi di forzare i tempi delle Aziende sanitarie e ospedaliere – facendo scorrere graduatorie già esistenti per limitare i danni dell’incipiente stop al turnover – non promettono nulla di buono. La richiesta partita dai commissari Saverio Cotticelli e Thomas Schael ha ricevuto per risposta una serie di “dato assente” sotto la colonna del totale degli idonei in graduatoria. Per farla breve: quante persone potranno entrare nel sistema sanitarie attingendo da concorsi già svolti? Non si sa. A parte alcuni casi, il tentativo è finito in un gigantesco punto interrogativo. Tant’è che dall’ufficio del commissario, giovedì mattina è partita una nuova lettera con la richiesta dei dati. Due missive ufficiali in tre giorni, quelle indirizzate ai manager. Mentre circola un certo scetticismo: difficile che nel giro di 72 ore i dati possano apparire, visto che in alcuni casi si riferiscono a procedure piuttosto datate nel tempo.
In alcuni casi, la burocrazia segnala che i candidati idonei non hanno manifestato disponibilità a essere assunti. In altri alcune assunzioni (poche) sono itinere. Per altri concorsi ancora, le graduatorie sono state utilizzate da altre Aziende. Rimettere ordine nelle carte non sarà facile.

LA PARTITA POLITICA Sentiero stretto, dicevamo. Come quello politico imboccato da maggioranza (al governo nazionale) e opposizione (al governo regionale). L’esito drammatico del Tavolo Adduce – aumento delle tasse e blocco delle assunzioni – ha acuito le distanze tra M5s e Pd (non che ce ne fosse bisogno). Mentre i pentastellati sottolineano che lo sfascio prodotto negli anni precedenti ha portato alla nuova crisi, il governatore Oliverio ribalta la prospettiva: la sanità è in mano a tecnici da anni, la politica non c’entra. La battaglia – che l’alleato leghista dei Cinquestelle osserva in poltrona, avendo lasciato campo libero sulle questioni della sanità calabrese – ha delle possibili conseguenze sul piano del consenso (e le Europee sono dietro l’angolo): un ulteriore peggioramento dei servizi potrebbe essere infatti addebitato alle scelte del governo, da cui la corsa contro il tempo per lo scorrimento delle graduatorie e i tentativi della ministra Grillo di scongiurare il blocco delle assunzioni. Per i Cinquestelle la colpa è di Oliverio e delle sue nomine. Per il governatore la responsabilità compete ai tecnici che governano da anni il settore. Ed è sul piano tecnico, oltre che politico, che potrebbe muoversi la controffensiva della Cittadella. L’idea è quella di contestare i numeri del verbale che ha “bocciato” la Calabria. Ed è emersa per la prima volta nel corso di una riunione con i sindacati. Come già avvenuto per i numeri della mobilità passiva – il dossier presentato dal dipartimento Tutela della Salute è allo studio della Conferenza Stato-Regioni e, di fatto, smonterebbe anni di ricostruzioni errate anche per via di fatture addebitate più volte alla Regione – i tecnici proveranno a dare sostanza ai propri dati, dati che fisserebbero il disavanzo non già a 160 milioni di euro ma a 98 milioni, dunque all’interno di una comfort zone che potrebbe scongiurare sia l’aumento delle tasse che il blocco del turnover. Anche in questo caso, si tratta di una corsa contro il tempo: l’unico modo per intervenire sul verbale approvato è quello di fissare una riunione prima che questo sia perfezionato e produca i propri effetti. Altrimenti il governo regionale impugnerà il provvedimento davanti al Tar del Lazio. Ma il blocco partirà. E, con lo scorrimento delle graduatorie congelato dalla mancanza di dati, i suoi effetti si vedranno (purtroppo) molto presto.

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