Curcio: «Alla Calabria serve una rivoluzione culturale»

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Il procuratore di Lamezia alla prima giornata di Trame: «Il disimpegno civico è troppo diffuso. Le mafie si nutrono di silenzio e disinteresse»

Il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, ha accolto con grande entusiasmo l’iniziativa “Visioni Civiche”, presentata nel corso dell’inaugurazione della nona edizione del “Festival dei libri sulle mafie. Trame”. Sono video inchieste che realizzate da ragazzi su quattro temi: lo spopolamento, Emergenza rifiuti, Il depauperamento dei beni culturali, Il fenomeno Neet, giovani che non studiano e non lavorano. «Sono contento perché il loro lavoro è la testimonianza di come effettivamente l’indignazione deve tradursi in un atto di denuncia. Perché ogni singolo loro lavoro è un atto di denuncia costruttiva che deve portare al cambiamento e il cambiamento non può che passare dai ragazzi attraverso un recupero del senso etico della vita», ha detto il procuratore.

INDIGNARSI «Lamezia riflette quella che è la Calabria, piena di giovani che manifestano grande interesse, grande impegno, ma con un disimpegno civico purtroppo diffuso. Spesso noi approcciamo ai fenomeni mafiosi privilegiando la parte repressiva ma non ci chiediamo mai, o per lo meno ci chiediamo poco, cosa dobbiamo fare in chiave preventiva e perché non riusciamo a venirne a capo. Una delle risposte è proprio quei nostri silenzi, quel nostro disinteresse, disimpegno sociale di cui si nutrono quotidianamente le mafie. Le mafie proliferano proprio grazie a questo nostro tipo di atteggiamento asettico».
Il procuratore lo definisce «un vero e proprio processo di astrazione mentale che cogliamo per le strade tutti i giorni». Il commento ai fatti di mafia molto spesso si riduce a un «ma fin quando si ammazzano fra di loro». «Questo processo di astrazione mentale – commenta il procuratore – ci porta a guardare allo stato come un soggetto terzo e questo costituisce anche, nel nostro subconscio, quello che è l’alibi per il nostro disinteresse. Ecco perché tutto ciò che ci accade intorno, ci deve interessare e ci deve impegnare, deve vederci in prima fila affinché l’indignazione per quel singolo episodio criminale si traduca in indignazione costante, in una denuncia costante che è alla base di un rinomato senso di giustizia». Quindi il tema scelto, tratto dai versi di Primo Levi: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no….” Secondo Salvatore Curcio lega la manifestazione «alla necessità di cambiare rotta». 
Che Calabria si consegna alle nuove generazioni? I ragazzi di Visioni Civiche l’hanno analizzata nelle video inchieste che verranno proiettate nel corso del festival. Necessario recuperare valori come solidarietà, condivisione, corresponsabilità, testimonianza del proprio impegno sociale. Il sogno è «una vera e proprio rivoluzione culturale che, per quanto doloroso possa essere lo strappo, segni una soluzione di continuità con il passato». (aletru)

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