SAN LUCA DAVVERO «NON VUOLE MORIRE» SPERANZA CHE PROVA A SFIDARE IL TEMPO

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La sala del consiglio comunale si trova al piano terra del municipio, dove un tempo non molto lontano funzionava il posto di guardia medica, poi trasferito frettolosamente in un immobile confiscato a una famiglia considerata in odore di mafia, dalla commissione straordinaria che gestì il comune di San Luca tra il 2013 il 2015. La vecchia sala consiliare fu considerata non più idonea, non solo perché al centro della grande stanza dominava e disturbava un pilastro in cemento armato, che impediva la visione a molti cittadini che partecipavano alle sedute, ma perché la sua ubicazione al terzo piano del palazzo ne impediva l’acceso ai diversamenti abili, lasciando in sospeso la questione del superamento delle barriere architettoniche.

La nuova sala, molto più piccola, è raggiungibile da tutti, e da qualche giorno, ha acquisito un aspetto nuovo e più solenne, perché il nuovo sindaco su una delle pareti ha fatto affiggere in bella mostra una gigantografia in bianco e nero che vuol essere un po’ il simbolo della storia della comunità sanluchese. Un lungo corteo nel quale sono riconoscibili in prima fila un gruppo di persone di San Luca, che nel 1973 a Roma protestava contro la lentezza del Governo centrale, “colpevole” di non aver fatto nulla per tentare di dare un sollievo ai tanti paesi della Calabria che furono colpiti e massacrati dall’alluvione del dicembre ‘72 e gennaio ‘73. Una prima fila composta da giovani di San Luca che reggono uno striscione, diventato il simbolo di quella marcia di protesta, di quando la Calabria invase Roma e dalla sola San Luca, allora roccaforte del vecchio Pci, partirono più di mille persone, inprativa un abitante su tre.

Da allora, per la precisione sono passati sessant’anni anni, quei ragazzi sono diventati uomini, alcuni anche nonni, hanno imboccato strade e carriere diverse, uno è addirittura diventato famoso perché nel suo albergo tedesco ha ospitato la nazionale azzurra che vinse i mondiali sotto il cielo di Berlino, ma per il resto non è cambiato nulla. Perché la bella e “violenta” frase scolpita a caratteri cubitali: “San Luca non vuole morire”, può essere riproposta ancora oggi a distanza di tanto tempo, perché chi in tutti questi anni sul piano politico ha avuto la fiducia della gente, ha fatto poco o niente per ridare dignità sociale, politica ed economica ai tanti San Luca di Calabria, stretti tra l’incudine di una miseria latente e il martello di un informazione a dir poco sospetta.

Lo testimonia molto bene lo stato di salute del paese antico, che i cittadini furono costretti ad abbandonare in fretta e furia perché minacciato da una frana e dalla furia delle acque che durò per più di un mese.

Ecco perché il nuovo sindaco ha voluto collocare quel manifesto nel posto più appropriato. Per rinfrescare la memoria a chi la memoria ha dimenticato e per sottolineare che San Luca sta ancora aspettando l’intervento dello Stato sotto forma d’interventi produttivi e mai più solo e soltanto sotto forma repressiva. Perché, davvero, San Luca non vuole morire.

ANTONIO STRANGIO (Gazzetta del Sud)

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