“NEW BRIDGE”, PER I PRESUNTI NARCOS LA PROCURA CHIEDE PENE PIÙ PESANTI

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Disposta la revisione dei “rapporti” dell’agente sotto coperturaIl tribunale di Locri aveva disposto otto condanne a 66 anni e 9 mesi di reclusione e a quattro assoluzioni

Mano pesante della Procura generale al processo d’appello “New Bridge”. Ieri il pg Massimo Riva ha chiesto l’accoglimento dell’appello con conseguente riforma della sentenza di primo grado in relazione ad alcune assoluzioni, anche parziali, che riguardano il reato di associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, e associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché il riconoscimento dell’aggravante della transnazionalità con relativa rideterminazione della pena per alcuni imputati condannati. In primo grado il tribunale di Locri, nel novembre del 2016, ha disposto 8 condanne a 66 anni e 9 mesi di reclusione oltre a 4 assoluzioni.

Il tribunale aveva ritenuto che la procura antimafia reggina abbia dimostrato l’esistenza di un’organizzazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici locresi hanno ritenuto che «la lettura analitica delle numerose intercettazioni di questo complesso processo e l’esame dettagliato delle deposizioni dell’undercover» (un agente sottocopertura dell’Fbi, nome in codice “Jimmy”) e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia domistrino che «l’organizzazione finalizzata al narcotraffico possa essere riconosciuta limitatamente alle posizioni di alcuni appartenenti al gruppo dei calabresi», indicando il nome degli imputati Francesco Ursino (cl. 82, condannato a 28 anni e 7 mesi di reclusione), e Nicola Antonio Simonetta (cl. 49, condannato a 27 anni), che avrebbero agito, «con ruolo di promotori», in concorso con altri soggetti giudicati separatamente, alcuni nel troncone con il rito abbreviato.

In appello i giudici del secondo grado hanno riaperto l’istruttoria, come richiesto dalle parti, e nel corso del dibattimento, come richiesto da alcune delle difese, si è registrata la necessità di effettuare delle trascrizioni. In particolare quello della testimonianza resa dall’undercover nel corso del primo grado. Per i trascrittori delle difese, infatti, ci sarebbero state delle discrepanze nella traduzione dall’italiano all’inglese e viceversa, una circostanza questa che, ad avviso dei legali, avrebbe inficiato il giudizio dei magistrati locresi. La perizia effettuata in appello avrebbe confermato alcune discrepanze nella traduzione, che ora saranno oggetto della valutazione dei giudici reggini.

Quello dell’undercover è stato, secondo l’assunto accusatorio, un momento importante per l’indagine che ha interessato le province di Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Torino, Benevento e Catanzaro, oltre ad una decina di provvedimenti eseguiti all’epoca negli Stati Uniti.

Intanto la Procura insiste per ottenere una condanna per gli imputati, mentre l’ampio collegio difensivo insiste nel rigetto dell’appello dell’accusa e per l’assoluzione dei rispettivi assistiti. Entro fine mese è prevista la camera di consiglio.

Gli imputati: Francesco Ursino (28 anni e 7 mesi in primo grado); Nicola Antonio Simonetta (27 anni); Cosimo Ienco (2 anni 8 mesi); Carlo Brillante (3 anni); Francesco Vonella (1 anno 6 mesi); Michele Amabile (1 anno 6 mesi): Daniele Cavoto (1 anno 6 mesi); Andrea Memmolo (1 anno). Assolti: Mario Ursini; Vincenzo Parrelli; Bledar Halili e Daniel Lacatus.

ROCCO MUSCARI (Gazzetta del Sud)

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