IN CALABRIA C’È DAVVERO LA VOLONTÀ DI RIPRENDERE IL SISTEMA SANITARIO REGIONALE ?

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L’impreparazione del sistema sanitario calabrese davanti ad una emergenza, come quella attuale del Covid-19, era già più che scontata.

Da anni le strutture, ospedaliere e non, sono gravate da importante carenza di personale medico e infermieristico, nonché dalla dotazione di strumenti diagnostici spesso obsoleti o assenti. Per non parlare dei posti letto nettamente insufficienti per le esigenze dei territori.

Una situazione, questa, alla quale si è arrivati dopo anni di politiche di corruzione e clientelari che hanno favorito cliniche e laboratori privati i quali, oggi, insieme ai titolari di appalti e servizi esternalizzati, assorbono la stragrande maggioranza delle finanze regionali spese per la sanità, provocando, tra l’altro, un enorme ed insanabile debito pubblico. Un debito, che, tra l’altro, ha determinato una certa insolvibilità dei pagamenti futuri e che ha portato, gli stessi privati, a decidere di intascare i contributi regionali e chiedere, contemporaneamente, integrazione ai pazienti esenti ticket. E a questo va ancora aggiunto lo scandalo delle liquidazioni di doppie fatture milionarie che, da mesi, sono al vaglio della magistratura! 

Per questo motivo, il Partito Comunista calabrese, nel dicembre scorso, aveva manifestato, davanti la sede del Consiglio Regionale, per chiedere di sospendere, gradualmente, tutte le convenzioni con i privati, e coi soldi risparmiati investire nel pubblico con nuove assunzioni (affiancate da ulteriore personale medico e infermieristico stanato dagli uffici amministrativi per essere mandato in corsia), ripristino e ammodernamento delle strutture da dotare con nuovi macchinari diagnostici e maggiori posti letto.

Una proposta che, oggi, appare ancor di più sensata se pensiamo che con l’esplodere dell’emergenza del coronavirus i professionisti del privato sono spariti e tutto è stato lasciato in mano ad un servizio pubblico portato al collasso e che, grazie allo spirito umanitario del personale, sta cercando di reagire con enormi e sovrumani sacrifici.

Ma finita l’emergenza, cosa succederà? Forse è presto parlarne ma, le attuali intenzioni della nuova Giunta regionale non sembrano prospettare buone speranze. Difatti pare che per il Covid-19 si sia agito con misure blande che poco o nulla comportano per un miglioramento del lavoro ospedaliero già in periodi ordinari. Cosa che fa pensare all’intenzione, passata l’emergenza, di riaffidare la salute pubblica, nuovamente, in mano a chi, finora, si è arricchito ma è sparito nel momento del bisogno, e al quale nessuno pare abbia domandato o chiesto nulla, neanche la requisizione delle strutture, come previsto per legge in caso di straordinaria necessità.

La fase attuale è indice del fatto che si è sonnecchiato per anni e che non si può più attendere. L’augurio è che se la politica istituzionale continua a non voler rendersi conto della situazione, tutti i cittadini calabresi siano pronti a raccogliere l’invito alla lotta di chi il territorio l’ho ha davvero a cuore, da sempre!

 

Partito Comunista ˗ Calabria

 

Lì, 8 aprile 2020

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