REGGIO: FRANCA MILAZZO COMMISSARIA PARI OPPORTUNITÀ, SULLA VICENDA SEBY ROMEO

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Il capogruppo PD del Consiglio Regionale della Calabria Seby ROMEO viene arrestato il primo agosto 2019 nell’operazione “LIBRO NERO”, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia (?). Successivamente, con grave e forse voluto ritardo, la Procura   stralcia da quell’indagine la posizione del Romeo; lo stesso, però, finisce agli arresti domiciliari e contemporaneamente viene immediatamente sospeso dal Partito Democratico.

Perché da subito quegli indizi sono stati fatti apparire connessi a tutt’altro contesto?

Il Tribunale del Riesame, dopo un primo parere negativo, intorno al 9 dicembre sostituisce gli arresti domiciliari con il divieto di dimora in Calabria. Il 19 dicembre la Suprema Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei suoi legali,  annulla senza rinvio le ordinanze emesse dal Tribunale del Riesame ed in precedenza dal GIP, rimettendolo in libertà.

Le motivazioni di questa decisione vengono rese note il 26 maggio 2020.

Leggere la sentenza che afferma ……“E’ palese la assoluta inconsistenza delle ipotesi d’accusa, che appare del tutto congetturale, senza alcuna corrispondenza con i pochi dati fattuali”,  dovrebbe far accapponare la pelle a chiunque, ma soprattutto a quelli che per funzione hanno il “dovere”(?)” di garantire l’applicazione della Carta Costituzionale.

Quello che è accaduto a Seby ROMEO, forse il caso più eclatante di “malagiustizia” (vogliamo chiamarla così??), per l’importanza della posizione da lui rivestita dentro e fuori il Consiglio Regionale della Calabria, deve servire ad accendere i fari sulle non poche persone che in Calabria purtroppo  non hanno voce, vite rovinate o sospese dalle “congetture”.

Vite sbattute in prima pagina da certa stampa che, per avere un clic in più o assicurarsi la vendita di alcune copie in più, non esita a sbattere in prima pagina il dubbio diventato certezza in questo clima giustizialista, che spesso viene seguito da una parte dell’opinione pubblica con curiosità, morbosità e accanimento. Magari alla fine, non si sa dopo quanto tempo,  “la giustizia trionfa”, ma, intanto si sono dovuti “ingoiare”  pettegolezzi e maldicenze, striscianti e non, che rendono difficile, in alcuni casi addirittura impossibile, perfino la quotidianità.

Da tempo ormai in Italia ed in Calabria in particolare, purtroppo siamo costretti a  interrogativi inquietanti sul “sistema giustizia”. La custodia cautelare è prassi consolidata;  è diventata la ricerca della prova, è fare il vero processo, è il nuovo strumento di “tortura” per fare “calpestare la dignità” dell’indagato. La fase delle indagini preliminari sfocia ormai sempre più in provvedimenti che comprimono diritti di rilievo costituzionale e sempre più di frequente si ricorre ad ipotesi di reato più gravi al fine di aggirare l’ostacolo della prescrizione breve e rinchiudere così in carcere l’indagato. In un momento storico in cui si avverte sempre più una sfiducia sempre maggiore dei cittadini verso le istituzioni, dove la cultura dell’illegalità ha fatto passi da gigante e nessun ceto sociale risulta immune da scandali, non è possibile che anche nel mondo forense e giudiziario si verifichino casi eclatanti di comportamenti che travalicano i rispettivi codici deontologici.

Che dire, inoltre, di questa politica prona che fa finta di governarci, che ha dimenticato il recitato dell’art.27 della Costituzione e che non è in grado di farlo rispettare: “ ….L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva….”.

Oggi, mi sento di affermare, che l’Italia a questo punto appare non più uno Stato di Diritto ma uno Stato in cui “i suoi poteri sono fuori controllo non più in equilibrio tra di loro” e devo per forza chiedermi quale sarebbe stato il percorso politico elettorale delle scorse consultazioni regionali calabresi senza l’accusa e l’arresto di Seby ROMEO. E’ STATO VERAMENTE CONDIZIONANTE? QUALCUNO SI E’ VOLUTO SOSTITUIRE ALLA DEMOCRAZIA?

Riceviamo e pubblichiamo Franca MILAZZO – Commissaria Pari Opportunità Regione Calabria  Iscritta al Partito Radicale Non Violento T.T.

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