Dom. Gen 24th, 2021

Sono passati 30 anni dalla morte di Donato Giordano, militare al servizio dei clan di Siderno

Un affiliato delle cosche di Siderno ha svelato a Klaus Davi che Donato Giordano – appartenente all’Arma dei Carabinieri ma per molti anni una sorta di quinta colonna di un clan di ‘Ndrangheta della Locride, morto in circostanze mai chiarite – avrebbe “ucciso oltre 30 persone su mandato dei Costa”. Giordano venne trovato morto il 17 luglio del 1991 all’interno di una Lancia Thema data alle fiamme dentro la galleria della Limina, a qualche chilometro da Siderno. Accanto al cadavere del carabiniere fu rinvenuto quello del pregiudicato Massimiliano Costante. Non si trovò mai la testa del Giordano, che presumibilmente venne staccata e portata via. Una storia sconcertante mai chiarita del tutto che si concluse con l’assassinio dell’appuntato originario di Bari e rappresentò uno dei momenti più bui per l’Arma dei Carabinieri. Nell’ultimo libro di Klaus Davi “I Killer della ‘Ndrangheta” edito da Piemme (https://www.amazon.it/killer-della-ndrangheta-Klaus-Davi/dp/8856675390), al militare pugliese viene dedicato un intero capitolo. A raccontare come sono andate le cose ci ha pensato il magistrato Roberto Pennisi, in forze alla Direzione nazionale antimafia dopo molti anni trascorsi alla Dda di Reggio Calabria. Secondo Pennisi “Donato Giordano intratteneva molto probabilmente già dei rapporti preesistenti a Bari con la criminalità locale collegata con la ‘Ndrangheta. L’idea che mi sono fatto di questa vicenda è che fosse una persona convinta di stare svolgendo una missione, tanto da riuscire a soggiogare altri che lo vedevano, appunto, come una sorta di missionario. A un certo punto ebbe la consapevolezza di dover morire. Questa consapevolezza risulta dalle dichiarazioni di una delle sue ultime amanti che era stata con lui la notte prima del suo omicidio e che svelò questo particolare”. Una vicenda terribile in cui sembrano esserci tutti gli elementi per una tragedia greca. «Molti nella Locride sono convinti però che il cadavere con la testa mozzata non fosse suo e che il Giordano sia scappato protetto dai servizi deviati», sostiene invece Klaus Davi nel libro.

 

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