Mar. Apr 20th, 2021

Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiamato da qui a breve a deliberare su due incarichi direttivi entrambi molto rilevanti

Nicola Gratteri entro un annetto Procuratore della Repubblica a Milano? Oppure, entro i primi mesi del 2022, alla guida delle Direzione Nazionale Antimafia (Dna)? Dipenderà dalle decisioni che adotterà il Csm. Di certo c’è che l’attuale capo della Procura di Milano, Francesco Greco, andrà in pensione il prossimo novembre (i magistrati sono attivi fino all’età di settant’anni), e che nel febbraio del 2022 andrà in quiescenza anche Federico Cafiero De Raho, allo stato Procuratore nazionale antimafia che per legge significa dirigere la Dna. Due ruoli entrambi di primissimo livello: l’uno, quello di Milano, perché agisce nel contesto strategico della capitale economica d’Italia, nonché riferimento di una regione che genera da sola oltre il 22% del Pil italiano; l’altro perché la Dna ha funzioni strutturali sul fronte della lotta al crimine organizzato che prevedono anche il coordinamento delle varie Dda che operano nella Penisola. Nello svolgere questi compiti delicatissimi la Dna si avvale peraltro della collaborazione di Dia (Direzione investigativa antimafia), Ros dei Carabinieri e Gico della Guardia di Finanza.

L’attuale Procuratore della Repubblica di Catanzaro, impegnatissimo sul fronte di numerosi fondamentali processi e indagini contro ‘ndrangheta, massomafia e poteri vari deviati, non è uso soffermarsi su questioni che riguardino il suo futuro. Quando gli rivolgono qualche domanda in merito in genere risponde: «Sto bene dove sto, pensiamo a lavorare». Le domande che ci siamo posti hanno però un senso, perché da quando Gratteri è alla guida della Procura del capoluogo calabrese e della Dda del distretto di Catanzaro, che comprende anche le province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, è trascorso già un lustro. Nell’aprile del 2021, infatti, Gratteri avrà già completato cinque degli otto anni complessivi e non rinnovabili nei quali può svolgere il ruolo che il Csm gli affidò nel 2016.

Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiamato quindi, da qui a breve, a deliberare su due incarichi direttivi entrambi molto rilevanti. Come abbiamo già detto: Milano e Dna. Lo dovrà fare in un clima che aggettivare come difficile è dir poco. Il caso Palamara, che passerà senz’altro alla storia politica e istituzionale del Paese, ha generato una situazione molto complessa e soprattutto ha rotto, o quantomeno incrinato profondamente, equilibri che per anni e anni hanno determinato scelte, valutazioni, decisioni, nomine, interventi funzionali di varia natura. In questo quadro, la figura di Nicola Gratteri che giganteggia per spirito d’indipendenza e libertà di movimento e pensiero, e che si porta dietro un curriculum di contrasto ai poteri criminali che sarebbe difficilissimo riassumere nello spazio di un articolo, appare come assolutamente idonea e congeniale per entrambe le postazioni. Alla guida della Procura di Milano le elevatissime capacità organizzative e operative di Nicola Gratteri, già ampiamente dimostrate sia a Reggio Calabria sia a Catanzaro, andrebbero a essere applicate in un’area in cui non solo la ‘ndrangheta ed altre mafie sono insediate in maniera sempre più articolata e penetrante, ma caratterizzata da interessi economici colossali e da altrettanto cospicue movimentazioni finanziarie di dimensione globale. Alla guida della Direzione Nazionale Antimafia, invece, Nicola Gratteri porterebbe tutto lo straordinario bagaglio di conoscenze relative alla persecuzione dei fenomeni mafiosi che lo hanno reso famoso e apprezzato ovunque, anche sul piano internazionale. Nulla da togliere, per carità, al prezioso lavoro e all’impegno profusi da altri suoi colleghi in ruoli oggettivamente difficili e complessi, ma quando si parla di Nicola Gratteri è difficile non immaginare apporti di rilevanza strategica uniti a esperienze, conoscenze dei fenomeni e competenze di primissimo piano.

Né si ometta di considerare che la non appartenenza di Nicola Gratteri alle cosiddette correnti della magistratura proprio in questa fase delicata per la storia del Csm potrebbe di primo acchito apparire come un elemento di debolezza, ma in verità si traduce in una straordinaria occasione di sereno e indiscutibile superamento di possibili logiche correntizie. Tutti sanno che sul nome di Nicola Gratteri c’è poco da obiettare e che il suo proverbiale spirito di indipendenza è una virtù e non un difetto.

Leggendo questo articolo qualcuno potrebbe pensare: in troppi a Catanzaro e in Calabria, temendo l’incisività delle inchieste coordinate dal Procuratore Gratteri, lo vorrebbero vedere promosso anche al ruolo di pontifex maximus piuttosto che al lavoro da mattina a sera nel palazzone di piazza Matteotti, nel centro del capoluogo. Ovviamente il nostro fine non è questo, ma piuttosto quello di far riflettere sulla coincidenza di alcune date e periodi temporali che hanno un senso, anche al di là di ciò che lo stesso Nicola Gratteri pensi del suo futuro di magistrato.

E poi c’è da sperare che lo stile impresso da Nicola Gratteri a Catanzaro, accanto a quello di tanti altri magistrati capaci e scrupolosi, abbia messo radici profonde. Nessuno di noi ha mai perso fiducia nell’Italia, nello Stato e finanche in una Calabria che in gran parte è fatta di persone perbene che auspicano un futuro pulito e giusto, e non preda di poteri tanto deviati quanto dannosi per l’intera collettività. Una Calabria nella quale si possa vivere consapevoli dei propri diritti e non con la sola drammatica idea di dover scappare o emigrare! Proprio l’immenso lavoro di Nicola Gratteri e dei tanti che hanno collaborato accanto a lui, tra magistrati e forze dell’ordine, ci spiega come sia stato possibile che l’interesse di pochi, comunque una minoranza, abbia potuto condizionare negativamente (direi tragicamente) la vita e l’esistenza di una delle terre più belle e potenzialmente ricche del mondo!

tgcal24

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