Mer. Ott 27th, 2021
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Le difese: «Un progetto di accoglienza eco-solidale»

Ieri mattina il collegio del Tribunale di Locri, come previsto, è entrato in camera di consiglio per stendere la sentenza del processo “Xenia”, che vede tra gli imputati l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. I giudici del collegio penale (presidente Fulvio Accurso, consiglieri Cristina Foti e Rosario Sobbrio), si sono ritirati in un noto hotel della Locride, scortati dai carabinieri del Gruppo di Locri e dagli agenti del Commissariato di Polizia di Siderno. La lettura del dispositivo è attesa per giovedì 30 settembre. La Procura di Locri, lo ricordiamo, ha concluso la sua requisitoria con la richiesta di condanne a complessivi 70 anni di reclusione, dei quali 7 anni e 11 mesi per Mimmo Lucano, l’ex sindaco oggi candidato in tutte le circoscrizioni al Consiglio regionale calabrese.

Il processo “Xenia” ha passato al setaccio il modello di integrazione diffusa dei migranti operato a Riace, ed è scaturito dalle indagini eseguite dalla Guardia di Finanza di Locri. Nel corso della requisitoria il capo della Procura di Locri, Luigi D’Alessio ha evidenziato che l’inchiesta non ha riguardato aspetti politici ma aspetti di cattiva gestione dei finanziamenti pubblici destinati ai progetti di accoglienza umanitari.

«Mimmo Lucano è assolutamente innocente e deve essere mandato assolto, con formula piena, da tutte le accuse a suo carico», hanno ribattuto i difensori dell’ex sindaco di Riace, avvocati Giuliano Pisapia e Andrea Daqua, a conclusione della loro discussione. Anche le difese degli imputati hanno evidenziato l’insussistenza della presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa in erogazioni pubbliche sostenuta dalla Procura: «A Riace non c’era alcuna associazione per delinquere – ha sottolineato, in sintesi, l’avvocato Salvatore Zurzolo – ma un progetto politico di accoglienza eco-solidale. Del resto sono stati gli investigatori ad aver sottolineato che nessuno ha operato per trarre fini illeciti».

Tra gli altri interventi difensivi da segnalare quello dell’avv. Giuseppe Sgambellone, che ha posto l’accento sulla parte giuridica e amministrativa contabile nazionale sulle quali, secondo il penalista, si sono fondati i vari progetti che si sono sviluppati a Riace, dove invece è stata posta in essere un’azione di integrazione socio-umanitaria strettamente legata ai regolamenti statali, addirittura provvedendo alla rendicontazione anche quando in uno specifico decreto ministeriale non era prevista.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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