Ven. Mar 1st, 2024

L’ultima inchiesta della Procura di Catanzaro ha portato all’arresto di quattro persone e al sequestro del viadotto Bisantis di Catanzaro, conosciuto anche come Ponte Morandi. Il richiamo al tristemente noto Ponte Morandi di Genova non riguarda solo il nome, ma anche la tragedia che, nel capoluogo calabrese, si è solo sfiorata. Contrariamente a quanto successo in Liguria, infatti, il viadotto che collega il centro di Catanzaro con la Strada dei Due Mari è stato sequestrato prima prima che il suo crollo potesse causare l’ennesima, vergognosa tragedia dovuta alla trascuratezza.

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Le intercettazioni shock hanno rivelato che le opere di manutenzione venivano effettuate consapevolmente con materiali scadenti, ignorando totalmente i rischi per le centinaia di persone che, ogni giorno, usano il viadotto.

“Dalle notizie relative alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo, che hanno fatto scattare il sequestro del Ponte Morandi e della Galleria Sansinato sulla SS 280, emerge un quadro inquietante sulle gare per l’assegnazione di lavori pubblici rilevanti e le relative forniture di beni e servizi: gli appalti continuano ad essere preda degli appetiti della ‘ndrangheta che infiltrandosi con facilità continua ad influenzarne il destino”. E’ quanto affermano Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta, Simone Celebre Fillea Cgil Calabria ed Emanuele Scalzo Fillea Cgil Area Vasta che non hanno mancato di esprimere tutta la loto indignazione per il coinvolgimento nell’indagine di funzionari statali e dipendenti Anas.

Le infiltrazioni della malavita non possono che andare a braccetto con la costante fame di ricchezza, che porta i soggetti coinvolti a ricercare il profitto a tutti i costi, anche se a pagarne il prezzo sono esseri umani. Ad aggravare il tutto è lo sprezzo nei confronti della vita di chi, ben sapendo di star impiegando materiali di scarsa qualità, ha autorizzato comunque le operazioni.

Si legge ancora nella nota della Cgil Area Vasta e della Fillea Cgil Calabria e Area Vasta: “Non possiamo che sostenere con determinazione l’azione della magistratura: confidiamo che la Giustizia segua il proprio corso in tempi celeri. Quello che chiediamo con forza è che vengano disposti ed estesi maggiori controlli in tema di appalti pubblici e dell’applicazione della normativa di prevenzione antimafia, a partire dall’apertura delle fasi di gara e affidamento fino alla consegna ed ultimazione dei lavori. Spesso parliamo di interventi di riqualificazione su opere infrastrutturali tanto fondamentali per il collegamento tra zone centrali e la periferia di un territorio come quello calabrese per il 70 per cento costituito da borghi interni, quanto vetusti per costruzione e manutenzione: l’utilizzo di materiali scadenti potrebbe essere fatale per la tenuta di ponti, viadotti, strade interne a ridosso di zone impervie. Concludono Scalese, Celebre e Scalzo: “Urge un forte impegno di tutte le Istituzioni a riaffermare quotidianamente la cultura della legalità, coinvolgendo gli attori sociali, politici ed economici che non possono rimanere inermi davanti a questo continuo decadimento etico e morale”.

La rabbia dei calabresi tutti, dunque, è giusta e necessaria. Con questioni come la sicurezza e la salute dei cittadini non si può di certo scherzare. È il momento che la giustizia faccia il suo corso e ponga fine ai giochi di interessi e potere che mettono a repentaglio la vita di innocenti.

Maria Antonietta Reale | redazione@telemia.it

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