Lun. Dic 5th, 2022

Si spezza l’incantesimo dei guadagni facili offerti dal mercato delle valute digitali, nel mondo della finanza virtuale si teme un nuovo 2008.

FTX era essenzialmente una Borsa Virtuale, accessibile tramite apposita app, in cui era possibile scambiare criptovalute di diversi tipi, la più conosciuta di queste è senza dubbio il Bitcoin. Il gruppo era di proprietà del giovane finanziere americano Sam Bankman-Fried, che ha ottenuto guadagni esorbitanti dalla sua creazione. Nel web, infatti, le proposte di profitti facili si sono moltiplicate negli ultimi anni, portando così milioni di investitori a credere di poter sbancare il lunario muovendosi in un settore poco regolato e lontano dalla vecchia finanza.

Ad oggi il Gruppo FTX è, però, fallito. Ma come è potuto accadere? La principale concorrente alla piattaforma è – o meglio era – Binance, borsa di scambio di proprietà del cinese Changpeng Zhao. Quest’ultimo, che nutriva dei forti sospetti sulla stabilità del gruppo, annuncia ad inizio novembre l’intenzione di ritirare ben 500 milioni di dollari precedentemente depositati in FTX. Nello stupore generale si scopre che di buona parte di quel denaro, e di quelli di milioni di investitori, si erano perse le tracce. Bankman-Fried avrebbe usato i soldi depositati per finanziare il suo fondo di investimento personale Alamaeda, compiendo investimenti azzardati e fallimentari. Secondo le prime stime, all’appello mancano circa 10 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti gli investitori stanno facendo gruppo per intentare una class action di dimensioni ciclopiche. Tra i truffati anche molte star del panorama americano, come attori, modelle, cantanti e star del football.

In Italia gli investitori che avevano depositato il loro tesoretto di criptovalute in FTX sono decine di migliaia. Eppure era da tempo che voci di spessore nel mondo della finanza italiana avvertivano del pericolo gli investitori, «ci sono migliaia di valute digitali, se ne contano almeno 21 mila, gran parte di queste sono semplici strumenti speculativi senza nessun concreto progetto d’investimento» affermava Leonardo Maria De Rossi, docente dell’Università Bocconi di Milano. Inoltre, se gli azionisti delle banche tradizionali possono contare su un insieme di regole rigide che disciplinano gli investimenti e limitano i danni in caso di eventuali fallimenti, tutto questo non vale nell’universo delle monete virtuali.

Al collasso di FTX è seguito, inevitabilmente, un effetto domino che ha scosso il mercato globale di criptovalute. In meno di un mese il Bitcoin, notoriamente una tra le monete più stabili, ha perso oltre il 20% del suo valore. Le conseguenze saranno ancora numerose e si teme un crac come quello che colpì la finanza tradizionale nel 2008, seppur con proporzioni minori. Questa esperienza, ad ogni modo, rende palese la necessità di norme che vadano a regolare il mercato delle borse e delle valute virtuali, così da tutelare gli investitori dal pericolo di perdere tutto ciò che avevano guadagnato in questo assurdo universo.

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