Ven. Feb 23rd, 2024

Utile in fase di assunzione, importante nei processi educativi e di apprendimento, il gioco trova una nuova veste: meno tempo libero e più occupazione, meno passione e più lavoro. Un trend nuovo e inaspettato che coinvolge soprattutto i giovani.

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INSERIRE FOTO UNIVERSITA’ TECH

Se prima essere un appassionato di videogame era vista come una cosa da nerd, adesso il mondo è cambiato e anzi bisogna inserirlo nel curriculum oppure scegliere questa strada all’università.

Lo dice uno studio condotto da Censuswide per conto di YouTube, in cui si legge che il 70% dei recruiter italiani sarebbero colpiti in maniera favorevole se un candidato menzionasse durante il colloquio la propria passione per il gaming. Il motivo è presto detto: il gaming è un ottimo canale per acquisire quelle soft skill che ormai sono richieste un po’ ovunque. “Per decenni ci è stato detto che praticare uno sport di squadra, ad esempio, è una buona cosa – ha spiegato a La Repubblica Matthew Barr, docente di Computing science all’Università di Glasgow – Lo stesso si può dire dei videogiochi di squadra. Infatti, nel mondo digitale il tipo di cooperazione online richiesta dai videogiochi è forse più rilevante che mai”. Ma quali sono queste competenze chiave tanto richieste? Stiamo parlando di problem solving e capacità di comunicazione, pensiero strategico e attitudine alla calma, specie in situazioni di pressione.

Capacità e conoscenze che vengono richieste anche dalle software house, colonne portanti dei casinò online, alla continua ricerca di nuovi esperti e di nuovi professionisti per creare le loro piattaforme di gioco, app e altre soluzioni videoludiche. Aziende come Novomatic, IGT e NetEnt lavorano costantemente per garantire la qualità e l’integrità dei giochi diffusi sulle piattaforme italiane, lavoro che richiede l’integrazione di figure qualificate. È così quindi che il settore dei casinò online in Italia crea nuove opportunità di lavoro, dando una scossa a un mercato occupazionale che è particolarmente statico e fermo soprattutto per i più giovani. Sono loro, infatti, a guardare al gaming non più come passione, ma anche come lavoro. Qui trovano opportunità matematici e ingegneri, grafici e designer, informatici o semplici artisti, che aiutano nella parte grafica, nello storytelling, nel suono.

Per questo anche il mondo accademico e scolastico guarda al settore del videogame. E lo fa non solo nell’ottica di formare nuovi professionisti, ma anche per sfruttare i suoi meccanismi e quindi le sue potenzialità. Avanguardia, in questo senso, è l’Università della Calabria che sfrutta la gamification all’interno del suo percorso di studio. L’idea è nata dalla collaborazione con ESSE I, con la prima pietra del progetto Cubitude, un gioco educazionale che ha l’obiettivo di guidare gli studenti tra simulazioni di situazioni reali, così da poter valutare le loro competenze e le loro abilità di carattere cognitivo, gestionale e relazionale. Un progetto che è guidato da psicologi accreditati e dalla supervisione della Prof.ssa Angela Costabile, esperta di psicologia dello sviluppo e dell’educazione, e che al termine della simulazione offre agli studenti report dettagliati sulle loro affinità rispetto all’offerta formativa dell’università e sui principali punti di forza, così da poter orientare le loro scelte.

Un modo unico per avvicinare il mondo del lavoro e dell’università ai giovani. Un modo che, in fondo, è sempre un gioco.

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