Sab. Giu 15th, 2024

Dal Vangelo secondo Giovanni

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Gv 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Parola del Signore!

Il commento di monsignor Piero Romeo, vicario generale della diocesi di Locri Gerace:

«Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorificherà è il Padre mio, del quale voi dite “È nostro Dio”» (Gv 8,54).Il passaggio che spetta a ciascuno di noi è di accettare che il nostro nome divenga sempre più quello di “figlio”. Per tutti si presenta la sfida di vivere il passaggio dal bisogno di essere padri alla soddisfazione, serena e rasserenante, di essere figli: «Voi, stirpe di Abramo, suo servo, figli di Giacobbe, suo eletto» (Sal 104,6). Per questo disse Dio ad Abram divenuto ormai Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione» (Gen 17,9). Il Signore Gesù sigilla nel suo mistero pasquale questa fedeltà a oltranza, che non si arresta davanti a nessuna esigenza e sembra passare oltre ogni minaccia per coronare una fedeltà ineludibile: «Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (Gv 8,59). Credere che il Cristo è colui che è nel presente in cui si ricapitola il passato e si prepara il futuro è ciò che può veramente fare la differenza nella vita. Il Dio che si fa nostra salvezza non si identifica mai con ciò che è stato né si rimanda a ciò che sarà, ma si dona in un presente di eternità che fa della realtà una possibilità ulteriore di divinizzazione. Per questo non ci resta, che lavorare su noi stessi per diventare realmente ciò che siamo: figli!”

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