Mer. Lug 17th, 2024

A giudizio della vicesindaco Giusy Iemma, “è fondamentale prendere sempre più consapevolezza delle reali dimensioni di questa malattia”

Continua dopo la pubblicità...


futura
JonicaClima
amacalabria
Calura
MCDONALDAPP
InnovusTelemia
stylearredamentiNEW
E120917A-0A80-457A-9EEE-035CEFEE319A
FEDERICOPUBB
CompagniaDellaBellezza00
previous arrow
next arrow

In occasione della Giornata nazionale per la sensibilizzazione sull’endometriosi, stasera la statua del Cavatore di Catanzaro sarà illuminata di giallo, colore simbolo della malattia. L’amministrazione comunale ha accolto la richiesta dell’Associazione Lotta Italiana per la Consapevolezza sull’endometriosi – A.L.I.C.E. Odv Endomarch Team Italy, che ha promosso la quarta edizione della call to action Facciamo luce sull’endometriosi.“Questa giornata nazionale – commenta la vicesindaco Giusy Iemma – offre l’input per riflettere su una patologia, ancora poco nota, che ha un’altissima incidenza e che causa pesanti conseguenze nella vita sociale e lavorativa di milioni di donne. E’ fondamentale prendere sempre più consapevolezza delle reali dimensioni di questa malattia, al fine di mettere in campo tutte le azioni necessarie, in ambito socio-sanitario, per prevenire i rischi di una cronicità che sarebbe devastante su tutti i piani. Conoscere ed informare è il primo impegno da portare avanti, in sinergia con l’associazionismo che svolge un ruolo fondamentale nel tenere alta l’attenzione in tutte le comunità”. “L’obiettivo è accendere i riflettori su una patologia tanto diffusa, quanto ancora poco conosciuta e aiutare le pazienti affette da endometriosi affinché possano uscire dal buio e dal silenzio che le circonda”, specifica Francesca Fasolino, presidente di A.L.I.C.E. L’endometriosi è una patologia subdola, che colpisce una persona assegnata femmina alla nascita su dieci, della quale non si conoscono le cause e per la quale non esistono cure definitive. Ad oggi si stima che in Italia siano affette da tale malattia più di 3 milioni di donne. Inoltre, si registra un ritardo diagnostico che oscilla tra i 7 e i 10 anni. “Anni cruciali che spesso compromettono il futuro della persona – continua Fasolino -. Il ritardo diagnostico, spesso, fa sì che la malattia avanzi e venga scoperta quando risulta più difficile arginare i danni dalla stessa provocati. Purtroppo, anche sul piano delle tutele sanitarie e lavorative si viaggia con un ritardo non indifferente. Da qui vogliamo far partire un coro di voci, perché di endometriosi bisogna parlarne sempre e non solo a marzo”.

Print Friendly, PDF & Email