Lun. Giu 17th, 2024

Lit. Venerdì – V TQ B

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Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Parola del Signore

Il commento al Vangelo, a cura di monsignor Piero Romeo, vicario generale della diocesi di Locri Gerace:

Mentre Gesù passeggia nel portico di Salomone, al Tempio di Gerusalemme, si raduna il suo “gregge”. Il bel Pastore lo alimenta con la Parola e con una serie di premurose raccomandazioni, per scongiurare chiusure e smarrimenti. In questo contesto viene messo sotto processo dai Giudei, nel Vangelo di Giovanni tutta la vita di Gesù è attraversata da accuse e messe in dubbio della sua persona e Parola. Quanto mi è familiare questo modo di trattare il Signore, sono, e forse siamo, sempre pronti a metterlo dietro la sbarra degli imputati perché risponda, come noi desideriamo, a ciò che non sappiamo vivere e non riusciamo a spiegarci. Così anche a me oggi il Signore rivolge quella spinosa domanda: “perché vuoi lapidarmi?”, perché continui a pensare che Io sia la causa delle tue fragilità e dei tuoi malesseri? Forse perché crederlo Figlio di Dio, e fratello anche mio, mi catapulta in una dimensione di fratellanza e figliolanza che spaventa e inquieta, che non lascia tranquilli! Vivere da figli e fratelli riempie il cuore e la vita, ma ci rende responsabili dell’esistenza, del benessere della gioia degli altri. Davanti all’impasse Gesù dona un suggerimento preziosissimo: “accogliete la mia Parola con la vostra vita, fate ciò che vi suggerisco. Se la vostra vita non germoglia siete autorizzati a non credermi”. La nostra fede non è fondata sulla forza di volontà, crediamo perché vediamo e sperimentiamo che vivere secondo il Vangelo rende fecondo il nostro quotidiano e le nostre relazioni. Ci fidiamo perché abbiamo visto il mare aprirsi davanti ai nostri occhi increduli, siamo stati dissetati e sfamati in relazioni, tempi e luoghi aridi e inospitali. Fai memoria dei doni del passato e lasciati stupire nel presente!

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