Mer. Giu 19th, 2024
“Ridateci i nostri figli perché possiamo tutti assieme riprendere a vivere”. E’ l’appello che lanciano Giuseppe Sansotta e Silvana Mannis, una coppia di Locri, rivolgendosi al presidente del Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria.
I coniugi, che nei giorni scorsi hanno manifestato in piazza a Locri, sono i genitori adottivi di tre fratellini di origine lituana di cui una, ormai maggiorenne, non vive più in casa con loro.
“Dopo sei anni dall’adozione, nel 2015 – spiega Giuseppe Sansotta – proprio la nostra figlia maggiore, compie 18 anni e due giorni dopo si allontana da casa senza darci notizie.
Preoccupati la cerchiamo e lei ci fa sapere di avere un fidanzato a noi sconosciuto e ci comunica di voler vivere con lui e di non volere più tornare a casa. Ce ne facciamo una ragione e andiamo avanti con gli altri due figli. Il 21 luglio 2015 a seguito di un banale rimprovero di mia moglie per una piccola marachella anche il secondogenito, di 17 anni, si allontana andando a riferire ai carabinieri che a casa non gli diamo da mangiare, non lo facciamo uscire e non lo mandiamo a scuola. Conseguenza di ciò: il 18 agosto 2015 con un provvedimento del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria fondato solo su queste presunte e sciocche accuse, ci viene sospesa la patria potestà e vengono allontanati forzatamente da casa lui e il più piccolo, che ha 11 anni”.
“Nei giorni successivi – prosegue il racconto di Sansotta – tramite gli avvocati, produciamo una documentazione a dimostrazione della nostra bontà di genitori ed educatori, certificati medici e scolastici tutti regolari, relazioni post adozione, dichiarazioni di amici che frequentavano casa nostra, diari e quaderni dei nostri figli in cui scrivono loro stessi di essere felici in famiglia, foto di vita quotidiana di viaggi e vacanze e un elenco di persone disponibili a testimoniare sulla nostra condotta e vita quotidiana e file audio. Di contro non c’è alcuna prova o riscontro dei presunti maltrattamenti. Dopo nove mesi i miei figli sono rinchiusi in una casa famiglia che è come un piccolo carcere specie per il piccolo Edvin, che ora ha 12 anni e di fatto sta subendo una brusca interruzione di una infanzia felice”.
“Abbiamo presentato numerose istanze al Tribunale dei minorenni – conclude Sansotta – ma ad oggi non abbiamo avuto risposte concrete o la soluzione di un incubo che ci sta distruggendo la nostra vita di genitori e quella dei nostri amati figli”.
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