Lun. Giu 17th, 2024

Una sentenza di condanna e una confisca milionaria segnano l’epilogo per tre imprenditori coinvolti in reati finanziari nella provincia calabrese

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Beni per un valore di 40 milioni di euro sono stati confiscati definitivamente dai finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro a tre imprenditori, Antonio Lobello e i suoi figli Giuseppe e Daniele. Questa azione giudiziaria è stata il risultato di una sentenza irrevocabile della Corte d’Appello, emanata nei confronti dei tre imprenditori, condannati per reati finanziari tra cui intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio.

Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (Gico) di Catanzaro, sotto la coordinazione della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), hanno portato all’operazione “Coccodrillo” nel marzo del 2021. Questa operazione ha visto l’esecuzione di misure cautelari contro dieci persone e il sequestro preventivo di quote societarie e beni di cinque società, tra cui quelle appartenenti al cosiddetto “Gruppo Lobello”.

Le indagini hanno rivelato stretti legami tra i Lobello e le famiglie di ‘ndrangheta Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e Grande Aracri di Cutro (Crotone). Questi legami avrebbero consentito alle società del “Gruppo Lobello” di assumere una posizione dominante nelle forniture di calcestruzzo e negli appalti pubblici nel settore edile, evitando nel contempo pretese estorsive da parte della mafia.

Le indagini hanno anche dimostrato che i tre imprenditori avevano la titolarità effettiva di diverse società, formalmente intestate a prestanome, e avevano gestito il flusso di ingenti somme di denaro di provenienza illecita.

Nel processo conclusivo, Giuseppe Lobello è stato condannato a una pena di 8 anni e 10 mesi di reclusione per vari reati, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa, auto-riciclaggio e estorsione. Antonio e Daniele Lobello sono stati condannati a tre anni e a tre anni e 4 mesi di reclusione, rispettivamente, per auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Inoltre, la sentenza ha ordinato la confisca definitiva di due società e due consorzi intestati fittiziamente a terze persone, per un valore stimato di circa 40 milioni di euro, oltre al sequestro di somme di denaro pari a circa un milione di euro.

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