Ven. Giu 14th, 2024

La caratteristica cittadina di Pazzano, nel cui territorio ricade il suggestivo santuario della Madonna di Montestella, ha partorito diverse e illustri personalità e tante donne e uomini che si sono distinti, per il loro genio, sapienza, onestà e bravura, in molti campi della società. Basti citare l’attuale segretario nazionale della CISL, Luigi Sbarra, che ha raggiunto l’apice di una delle maggiori organizzazioni sindacali europee. Ma Pazzano ha dato i natali anche a eminenti figure religiose e sacerdotali. Tra queste, don Giuseppe Depace, attuale direttore della Scuola di Formazione Teologico-Pastorale della Diocesi di Locri – Gerace, “Sedes Sapientiae”. A don Giuseppe abbiamo posto alcune domande.

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Come è nata l’idea di realizzare una Scuola di formazione, in campo teologico pastorale, all’interno della Diocesi di Locri – Gerace?

In realtà l’idea è venuta al Vescovo, il quale dopo la chiusura della Scuola “Barlaam Calabro”, e dopo un tentativo di istituire una Catechesi per gli adulti a livello vicariale, bloccata dalla pandemia nel 2020, ha pensato ad una Scuola di Teologia on line, affidata l’anno scorso a don Pietro Romeo, nostro vicario generale. Dopo quella esperienza, abbiamo capito della necessità che c’è in diocesi di una iniziativa di formazione più sistematica, in presenza, ma che permetta anche a tutti quelli che vogliono, anche senza iscrizione, di seguire le lezioni di teologia sul canale Youtube della diocesi. 

Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine della “Sedes Sapientiae”?

L’unico vero obiettivo è quello della formazione dei laici, soprattutto degli operatori pastorali e di coloro che vogliono svolgere un qualsiasi servizio nella Chiesa. Ci sono poi, gli aspiranti ai ministeri istituiti e al diaconato permanente. Non tutti possono permettersi il lusso di studiare a Reggio Calabria o a Catanzaro, dunque, anche se non possiamo per il momento assicurare un titolo di studio riconosciuto a livello universitario, è vitale che la diocesi possa offrire un percorso di studio e approfondimento serio e di livello ai nostri laici impegnati.

Come si può parlare di teologia con il modernismo attuale?

San Pietro, nella sua Prima Lettera (1 Pt 3,15), ci chiede di essere sempre pronti a rendere ragione della nostra speranza; una fede non ragionata può scadere nel fideismo. Dunque sempre di più abbiamo bisogno di “fare teologia”, cioè di ragionare sulla nostra fede. Il modernismo vorrebbe far coincidere i nostri orizzonti con ciò che è sperimentabile, visibile, consumabile. Come cristiani siamo chiamati ad uscire da questa spirale che ci avvita senza senso in una vita grigia e senza speranza. Metterci in ascolto della Bibbia e della Tradizione della Chiesa, sotto la guida del Magistero, è il modo migliore e più liberante di superare lo scetticismo e l’indifferenza tipica del nostro tempo.

Quanto è importante che i laici che svolgono ministeri vari, all’interno della chiesa, siano formati anche dal punto di vista teologico?

È fondamentale! Viviamo in un mondo in cui sempre di più siamo chiamati a confrontarci con una visione laicista e scientista della vita, in mondo in cui l’esperienza religiosa è sempre più relegata ai margini della società come fosse un residuo culturale medievale o comunque ampiamente superato e da considerare come un reperto da museo. Che i laici cristiani siano formati e pronti a confrontarsi con questa cultura materialista e nichilista è assolutamente vitale per il futuro della Chiesa.

In passato la chiesa formava teoricamente o esperienzialmente? Quali le differenze, in meglio o in peggio, rispetto all’epoca attuale?

La Chiesa, nella sua sapienza millenaria, ha sempre cercato di formare i suoi membri ai valori del Vangelo, della Scrittura e della Tradizione apostolica, secondo la comprensione che si aveva di queste nelle particolari epoche storiche che essa ha attraversato, segnate da una cultura propria di quel tempo. L’arte cristiana, in ogni sua forma, ne è una testimonianza viva. Teoria e prassi sono sempre andate di pari passo, almeno nelle intenzioni del Magistero. Oggi la sfida più grande è costituita da una trasformazione continua e sempre più rapida della cultura. Perciò è necessario stare al passo con il cambiamento culturale e sociale senza tradire il tesoro di fede e tradizione che ci è stato affidato, ma trovando un linguaggio sempre nuovo per offrirlo al mondo.

Qual è, a suo parere, l’atteggiamento che devono avere i cristiani, in questo particolare e drammatico momento storico?

Il Papa ci chiede continuamente di essere aperti al mondo e di sentirci missionari del nostro tempo; Chiesa in uscita significa niente arroccamenti, niente nostalgia di un passato che non tornerà, dialogo con il mondo a trecentosessanta gradi per trovare un terreno comune di promozione umana e soprattutto una testimonianza autentica e sempre più gioiosa del vangelo di Gesù Cristo, vissuto nella comunità ecclesiale, da offrire sempre e comunque come unica vera ricchezza della Chiesa cattolica, anche a coloro che si considerano nostri nemici e che vorrebbero cancellarci dalla società contemporanea.

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