Mar. Mag 11th, 2021

Il consigliere regionale del Pd presenta la coalizione che lo sosterrà nella candidatura a sindaco di Catanzaro. Ma nello schieramento aleggia lo spettro della mancata rielezione per i consiglieri uscenti

E infine venne il giorno di sciogliere le riserve: martedì mattina, Enzo Ciconte si presenterà al Pd con la composizione definitiva della coalizione che è riuscito ad allestire in un mese e mezzo di lavoro in vista delle amministrative di giugno a Catanzaro e si assumerà l’onere di essere il candidato sindaco.
Almeno è questo quanto dovrebbe avvenire nella sede del circolo “Lauria”, alle 10 di martedì, ma se qualcuno pensa che questo possa metter fine alla telenovela sulle candidature a Catanzaro, rischia di sbagliarsi: la spaccatura della coalizione di centro a cui è seguito l’approdo di Ap a sostegno del centrodestra di Sergio Abramo, ha provocato non pochi scompensi tra i moderati federati a Ciconte.
Le oggettive difficoltà di vittoria, infatti, hanno fatto riprendere in mano le calcolatrici a tutti i partiti. Analisi, prove, proiezioni, ipotesi e calcoli restituiscono però lo stesso risultato: se Ciconte vince al ballottaggio, ci saranno al massimo un paio di posti in Consiglio comunale per le due o tre liste più votate e un solo posto per le altre, ma se Ciconte esce sconfitto, i posti per la la sua coalizione saranno tra sei e otto. In pratica, finananche il Pd rischia di non avere più di un consigliere eletto contro i quattro attuali. Tutti gli altri a casa, tra questi molti saranno uscenti.
Acque agitate in casa Udc, allora, dove troppi galli nel pollaio rischiano di farsi concorrenza spietata a vicenda e allora qualcuno potrebbe anche pensare di non portare troppa acqua al mulino degli altri. Ma la strategia d’uscita non è facile da trovare, posto che secondo le dichiarazioni di qualche settimana fa dell’ex candidato De Marco, era stato proprio l’Udc a spingere per andare con Ciconte vista l’alta probabilità di vittoria.
Dubbi anche per il Psi di Piero Amato, che già a fine febbraio aveva pubblicamente comunicato di non essere particolarmente convinto che Ciconte fosse il candidato migliore, tanto da scegliere di sostenere De Marco. Poi, giocoforza, anche i socialisti si erano dovuti convincere, ma all’interno più di qualcuno pensa che la scelta migliore sia appoggiare Nicola Fiorita. Valutazione analoga la sta facendo Idv.
All’indomani della decisione di Ap di appoggiare Abramo, anche Flora Sculco, che a Catanzaro dovrebbe sostenere Ciconte assieme ai fratelli Giuseppe e Francesco Pitaro, aveva dato il via ad una serie di consultazioni in seno alla coalizione per capire se ci fossero i presupposti per andare avanti insieme. Le risposte interlocutorie erano state comunque messe a tacere dalla dichiarazione di Ciconte: «Sarò il il candidato sindaco, non mi ritiro». I dubbi, comunque, rimangono.
Come se non bastasse, anche nel Pd qualche perplessità serpeggia. Giorni fa, aveva fatto discutere la posizione presa dall’ex commissario cittadino Lino Silipo, di cui riportiamo un abbondante stralcio: «Non posso esimermi dall’esprimere le mie riserve sul metodo con il quale  d’altro canto, il partito Democratico Regionale, ha per così dire gestito, la vicenda relativa alla scelta del Sindaco e delle alleanze politiche da costruire  in vista delle prossime consultazioni amministrative».
«Non una seria discussione all’interno del corpo del partito, non una presa di posizione netta – bisogna dirlo –  della base più attiva del partito cittadino, sugli scenari che in questi mesi si prefiguravano in incontri fatti nelle abitazioni private o, nella migliore delle ipotesi, in sedi istituzionali sempre e rigidamente allocate fuori dalla città.  Da iscritti del Partito democratico molti  abbiamo assistito impotenti alla nascita di fantomatici comitati di saggi (costituiti neanche a dirlo dai soliti nomi) riuniti (come direbbe il buon Bennato) “tutti intorno al capezzale del malato molto grave” (in questo caso la città di Catanzaro) ma che nulla ha prodotto se non proposte di candidature abortite dopo pochi giorni ed alleanze miseramente fallite così come le ultime notizie dimostrano».
«Si è quindi pensato di affidare la gestione di questa fase ad una commissaria,  sindaca di Decollatura, che non sembra aver prodotto granchè di risultati, nonostante il suo quotidiano impegno per raggiungere Catanzaro per una full immersion in estenuanti audizioni».
«Nel frattempo, il sempre attivo ed instancabile Enzo Ciconte  mentre si affrettava a dichiarare che la scelta del sindaco non sarebbe spettata a lui ma ai gruppi  dirigenti (ovviamente non a quelli della città) del partito Democratico,   nei fatti si  smentiva   girando i fatidici sette sepolcri per proporre a valenti e spesso increduli e stimati professionisti della città, improbabili candidature alla carica di Sindaco. L’esempio più eclatante è quella dell’amico e persona rispettabilissima, Avv. Maurizio Mottola di Amato, prima lanciato quale futuro Sindaco della città  e successivamente ridimensionato a ben altri ruoli politici».
«Sappiamo in realtà tutti come è andata a finire e che in modo si è arrivati alla candidatura del dott. Enzo Ciconte. Nessun coinvolgimento della base sana del partito nella individuazione di un programma di sviluppo e crescita virtuosa della città capoluogo di Regione; totale assenza di un confronto libero sulla costruzione delle alleanze politiche e sulla scelta del candidato a Sindaco».
«In una parola, un commissariamento di fatto del partito, per mantenere sostanzialmente un asse di potere antico nella storia di questa città; un blocco che raccogliendo le deluse aspettative di Abramo,   si ricicla oggi in un altro schieramento politico,  con la speranza di battere certamente lo schieramento di Abramo che in questi anni ha per così dire governato la città ma riproponendo di fatto, sotto altra veste, le medesime logiche».
«È singolare – concludeva Silipo – che la spasmodica ricerca di un’ affermazione elettorale faccia perdere di  vista il vero punto di delle prossime consultazioni amministrative che non è quello semplicistico e forse velleitario di battere Abramo (che certamente va mandato a casa) ma di dare alla città capoluogo di regione un  Governo stabile ed una prospettiva di crescita politica,  economica e soprattutto culturale.  Diversamente sarà la fine».
Dichiarazioni tutt’altro che morbide nei confronti del suo partito, tanto che la stessa Anna Maria Cardamone si era affrettata a puntualizzare: «Le affermazioni di Lino Silipo sono molto lontane dalla realtà, segno che evidentemente disconosce le vicende che hanno segnato la vita del Partito democratico a Catanzaro negli ultimi mesi. Il Pd esprime nel capoluogo di regione la candidatura a sindaco del consigliere regionale Enzo Ciconte, una scelta che ha coinvolto i gruppi dirigenti regionali e locali in diverse riunioni che, a partire da settembre, si sono tenute per preparare la campagna elettorale per le amministrative. Riunioni a cui hanno partecipato non solo il segretario regionale Ernesto Magorno ma tutti i segmenti istituzionali e dirigenti che il partito esprime in città: i consiglieri regionali e comunali, i segretari di circolo, i componenti catanzaresi dei diversi organismi dirigenti. Colpisce poi che il signor Silipo, iscritto del Pd, sfoderi le armi della polemica all’indirizzo del suo stesso partito e non eguale animosità riesca a mettere in campo nei confronti del centrodestra e di tutti coloro che negli ultimi dieci anni hanno segnato in negativo il destino del capoluogo di regione, relegandolo a un ruolo di subalternità nel panorama regionale, condizionando ogni forma di crescita e di emancipazione economica, sociale e culturale».
Più in generale, però, permangono perplessità sulla prospettiva di lungo termine: nel caso di sconfitta, sarà Ciconte a guidare la minoranza in consiglio comunale? I consiglieri uscenti che fino a ieri erano nella maggioranza di Abramo e domani saranno nella minoranza di Ciconte, rimarranno fedeli ad una battaglia di opposizione lunga cinque anni? Tutte domande a cui, forse, per avere una risposta bisognerà aspettare e non poco.

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