Mer. Apr 21st, 2021

Stop ai lavori dell’assemblea tra il 29 giugno e l’11 settembre. Non regge il confronto con gli altri Palazzi, che lavorano anche in agosto. E la denuncia di Greco pone il problema del voto elettronico. Eppure nel 2012 erano stati stanziati 244mila euro per risolverlo

A Palazzo Campanella siedono trenta calabresi molto fortunati. Sono ben retribuiti dal consiglio regionale: gli stipendi si aggirano tra 7 e 8mila euro al mese. Non sono esattamente oberati di lavoro: le sedute dell’assemblea legislativa tra gennaio e giugno sono state sei, una al mese. Vantano benefit invidiabili e sono, in una regione che campa di politica, potenti. L’ultima trovata la giustifica la ragion di Stato ma è dura da mandare giù: la conferenza dei capigruppo ha rinviato le due sedute agostane del Consiglio, facendo salire i giorni complessivi di ferie per gli inquilini della Casa dei calabresi a 73. Tanti ne passano tra il 29 giugno, data dell’ultima riunione, e l’11 settembre, quando gli scranni si riempiranno per rinnovare l’Ufficio di presidenza. E proprio le nomine hanno generato il maxi rinvio: la maggioranza di centrosinistra non è ancora pronta (e quando mai) e l’opposizione ha qualche problema interno (il ticket Ferro-Tallini è pronto ma teme sgambetti embedded da Giuseppe Graziano con il sostegno del Pd). Ci si rivede a settembre: una puntatina al Roccella Jazz, un tuffo nel Tirreno e una gita fuori porta per pensarci su. In mezzo però ci sta il «lavoro sul territorio», un modo alto per tradurre, nella maggior parte dei casi, la coltivazione delle clientele. Poi le feste di partito mascherate da eventi culturali con tanto di guest star governative (occhio, se non vengono è un brutto segnale). Valli a riempire 73 giorni, mica è facile.

PARAGONI SCONFORTANTI Il paragone classico, quello con il consiglio regionale della Lombardia, è sconfortante. I costi totali sono simili: 54,7 milioni per il Pirellone, 52,2 per Palazzo Campanella. Quelli per abitante un po’ meno: 5,6 euro a Milano, 26,56 a Reggio Calabria. Le ferie? Lasciamo stare. I lombardi hanno lavorato anche il 1° agosto e le loro sedute nel 2017 sono state 23 contro le sei registrate alle latitudini calabre. In Emilia Romagna le ultime due convocazioni risalgono al 25 e 26 luglio. Il programma del Lazio di Zingaretti fa impallidire Stakanov. Cinque sedute nei primi quattro giorni di agosto: i lavori dell’ultima erano descritti come «seduta a oltranza». Il governatore, poi, si è preso una mezza giornata per comunicazioni «sulle problematiche inerenti le emergenze incendi e idrica sul territorio laziale». Anche la Calabria brucia e ha sete, però i comunicati stampa sono più easydelle riunioni a Reggio Calabria. E la bistrattata (spesso a ragione) Assemblea regionale siciliana? Niente da fare, anche le loro ferie neppure sfioreranno il record nostrano: c’era una riunione fissata per l’8 agosto.

CHI VOTA COSA Bisogna capirli, però, i rappresentanti del popolo. Tutto sommato stare lontani dal consiglio regionale è meglio. Da una decina di giorni si è scoperto – nel senso che qualcuno lo ha fatto emergere ma lo sapevano tutti – che è un posto in cui non si può star tranquilli neanche quando si vota. Prendete Orlandino Greco, capogruppo della lista che porta il nome del governatore: sostiene di essere andato a Palazzo Campanella il 29 giugno ma di esserci rimasto per poco. Giusto il tempo di svolgere un intervento: ha chiesto il rinvio della discussione sulla sua proposta di legge sul golf (che chiede la realizzazione di cinque campi da 18 buche per dare slancio al turismo) e poi è andato via. Le sue vacanze sono iniziate anche prima di quelle dei colleghi, se vogliamo sottilizzare. Poi ha trovato una sorpresa: non c’era, dice, ma aveva votato la legge “salvacostruttori”. Una bella sanatoria per le imprese: anche chi è in ritardo di anni nella realizzazione degli interventi previsti dalla legge sull’edilizia sociale potrà beneficiare della generosità del Consiglio (e di corpose dilazioni temporali). Molti hanno storto il naso davanti al “regalo” – un blitz proposto dal capogruppo del Pd Sebi Romeo senza passare per le commissioni consiliari –, approvato con 18 sì e 2 astenuti. Tra i 18 c’era Greco, che giura di non aver votato il provvedimento.

E IL VOTO ELETTRONICO? Il caos (ma organizzato) pare un’anomalia solo a chi non ha mai assistito a una votazione della massima assemblea legislativa calabrese. Ore di discussione che si risolvono in tre secondi: «Favorevolicontrariastenutiapprovato». E chi ci capisce qualcosa non è bravo, di più. In un consiglio regionale che pure ha fatto passi in avanti codificando in legge la trasmissione delle riunioni in diretta streaming, la trasparenza del voto resta sospesa. E dire che il 27 giugno del 2012 la burocrazia di Palazzo Campanella aveva approvato una determina da 244mila euro per «lavori urgenti di rifacimento e ammodernamento del sistema per conferenze e votazione elettronica dell’aula». Un’accelerazione improvvisa, visto che, per decine di anni, nessuno aveva considerato necessario l’intervento. Una volta passato il “sentimento dell’urgenza” è arrivata una decisa frenata, lunga cinque anni. Il Consiglio dello streaming ha un tabellone elettronico, ma il dispositivo non è ancora funzionante e, per scoprire chi ha votato cosa, si devono consultare schede sulla cui validità, dopo la denuncia di Greco, si staglia più di qualche ombra. Troppi guai, troppi pensieri. Meglio le ferie: 73 giorni possono bastare.

(fonte corriere della calabria)

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