FINALE “COL BOTTO” PER IL TEATRO FESTIVAL DI PORTIGLIOLA: IN SCENA L’ORESTEA DI ESCHILO

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Domani, sabato 26 agosto, si chiuderanno gli appuntamenti del Teatro Festival di Portigliola; la suggestiva manifestazione fortemente voluta dal sindaco Rocco Luglio, che si è imposta nella Locride già dal 28 luglio con ben sei serate, portando centinaia di spettatori all’antico Teatro greco romano.

Dopo il sold out registrato con la Medea di Seneca lo scorso 21 agosto, c’è grande attesa per Orestea, la trilogia di Eschilo. La tragedia sarà interpretata degli attori Renato Campese, Cinzia Maccagnano, Silvia Siravo, Maurizio Palladino, Alberto Caramel, Silvia Falabella, Veruska Menna, per la regia e drammaturgia di Giuseppe Argirò.

«Il passato – afferma il regista – esercita un’attrazione irresistibile, infatti le nostre radici affondano in una cultura immortale: i classici ci parlano da lontano e spiegano il presente. L’eternità della tragedia consiste nella sua contemporaneità.

L’Orestea sancisce non solo la nascita della storia teatrale, ma della messa in scena come specchio della civiltà. L’archetipo dell’eterna lotta tra il maschile e il femminile si concretizza in un conflitto universale tra matriarcato e patriarcato, materializzandosi nelle figure di Clitennestra e Agamennone. Le solitudini dei diversi personaggi trovano conforto nella scrittura sublime di Eschilo.

L’intera trilogia, l’unica a noi pervenuta, è stata condensata in 75 minuti di spettacolo, mantenendo intatta l’azione scenica, più evidente nell’Agamennone e legata alla vendetta nelle Coefore. La parte dibattimentale delle Eumenidi è stata interamente affidata al personaggio di Atena.

L’ambientazione è volutamente borghese, nella ricostruzione di un interno che racconta le vicende familiari degli Atridi: il ghenos è infatti il nucleo originario della colpa che si tramanda senza pietà di padre in figlio e costituisce l’essenza stessa della tragedia classica rispetto alla modernità. Il conflitto degli opposti inconciliabili esplode in una sequenza di omicidi parentali che sembrano affollare le cronache contemporanee. Si intrecciano così vendette ed esecuzioni sommarie che anticiperanno, grazie al futuro teatro di Seneca, le più buie atmosfere shakespeariane».

Attore, drammaturgo e regista teatrale, Giuseppe Argirò ha interpretato e diretto testi classici e contemporanei, specializzandosi nella pedagogia e nella didattica. Il suo impegno registico è spesso legato a interventi di traduzione, adattamento o riscrittura della drammaturgia classica antica e moderna, in equilibrio fra il rispetto della fonte letteraria e le esigenze di una messinscena rivolta al pubblico odierno.

L’Orestea, l’attesissima tragedia che andrà in scena domani, 26 agosto, alle 21.45, costituisce il momento di massima maturità di Eschilo; le tre scritture raccontano un’unica lunga vicenda. Vi è una forte contrapposizione tra le prime due tragedie e la terza: l’Agamennone e le Coefore simboleggiano l’irrazionalità del mondo antico ed arcaico, contro, nelle Eumenidi, la razionalità delle istituzioni della polis, in cui Oreste stesso si rifugia.

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