Mer. Gen 27th, 2021

Socio azienda incriminata. Allenatore, mai avuto ruolo operativo.
Sotto indagine, in un’inchiesta su riciclaggio di denaro partita dalla denuncia del gestore di una casa di riposo nel Torinese, ci sono finite 53 persone. E per 9 ci sono ordini di custodia cautelare, uno in carcere e 8 obblighi di dimora. Tra i personaggi coinvolti nelle indagini condotte dai carabinieri di Torino e coordinate dalla Procura di Ivrea, c’è un nome illustre, l’attuale allenatore del Milan Gennaro Gattuso, in qualità di socio – con il 35% delle quote – della società agricola ‘Cascina Tre Olmi’ di Gallarate, fallita nel 2014 e considerata dagli investigatori strumento di riciclaggio. Amministratore occulto era l’imprenditore Pasquale Motta, personaggio chiave nella vicenda, un imprenditore di Pino Torinese. Il tecnico rossonero, indagato per trasferimento fraudolento di valori, spiega: “Il documento ricevuto dai pm di Ivrea è un atto dovuto per la mia posizione di ex socio di una società sulla quale si è attenzionata l’attività di indagine. L’indagine verte su un soggetto che solo indirettamente risulta essere collegato a quella società”. Dalla ‘Cascina Tre Olmi’ Gattuso dichiara di essere uscito “dopo un breve periodo”, e di non avere mai ricoperto alcun ruolo operativo, “possedendo esclusivamente una quota del capitale sociale”. L’inchiesta, condotta dai carabinieri di Torino insieme ai colleghi di Rivarolo (Torino), ha portato a nove misure cautelari e al sequestro di società e beni immobili per 200mila euro. Le accuse, a vario titolo, sono di trasferimento fraudolento di valori, falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, peculato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, ricettazione, riciclaggio, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e induzione indebita. ‘Dominus’ dell’intera faccenda sarebbe l’imprenditore Pasquale Motta, vicino a nomi noti della ‘Ndrangheta: 45 anni, a quanto si legge negli atti ricorrerebbe “sistematicamente alle intestazioni fittizie di società” per riciclare denaro. Un ‘trucchetto’ venuto alla luce nel 2010, dopo la denuncia dell’ex gestore della casa di riposo comunale ‘Casa del Sole’ di Favria. Stando alla versione di quest’ultimo, Motta, in virtù dei suoi rapporti con gli amministratori cittadini pro tempore, l’avrebbe estromesso dalla gestione della struttura. Tra gli indagati ci sono Giorgio Cortese e Serafino Ferrino, ex sindaco ed ex vicesindaco di Favria, e alcuni componenti della giunta e della maggioranza in carica nel 2010. Chiamati in causa anche i sindacalisti Luca Cortese (Uil), Antonio Serlenga (ex Cisl) e Cinzia Giovannina Rossato (Cgil), che avrebbero messo in piedi uno sciopero ‘ad hoc’ contro la gestione della ‘Casa del Sole’ per permettere all’amministrazione dell’epoca di affidarla una cooperativa di Motta.

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