SULLA VERTENZA EX LSU-LPU L’allarme di Sera (Cisl)

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Ancora un segnale allarmante  sulla situazione dei lavoratori ex LSU/LPU  del nostro territorio arriva dal Segretario Generale della CISL FP  di Reggio Calabria Vincenzo Sera.

 

Nonostante  vari incontri e tavoli tecnici alla Regione Calabria, ancora oggi registriamo innumerevoli ritardi sul  progetto di stabilizzazione.

Ritardi afferma Sera, imputabili ad una discutibile gestione delle aspettative createsi nei mesi scorsi quando, la Regione Calabria, unitamente al proprio  Dipartimento, ed alla precedente politica Nazionale, aveva fatto intuire che la situazione era pervenuta ad una svolta definitiva.

Dobbiamo purtroppo rilevare dice Sera, che ad oggi la situazione è divenuta insostenibile a causa di enormi ritardi ed incertezze.

I lavoratori, preoccupati da questo stato di cose, incominciano a riflettere sui tanti proclami e sulle tante promesse che nei mesi scorsi pre campagna elettorale, hanno visto la Regione Calabria in prima linea nello sbandierare i risultati ottenuti.

Ci ritroviamo, a distanza di molti mesi, nella stessa se non peggiore situazione di qualche anno fa dove, per l’appunto, si registravano ritardi e inadempienze.

La situazione è ancor più grave se si pensa che, dopo un ventennio di promesse vane, si era creduto che le cose stavano veramente per cambiare ed invece ci rendiamo conto che oltre al danno si debba subire la beffa.

Il danno riferisce il Segretario Generale della CISL FP, sta nel non capire che tale situazione potrebbe divenire insopportabile ed esplosiva perché la rabbia dei lavoratori incomincia a crescere sui luoghi di lavoro, lo stato di incertezza allo scadere del 2018 sta divenendo fenomeno insostenibile ed incontrollabile, basti pensare che molti Comuni non sanno come gestire i piani del fabbisogno o meglio la maggior parte di essi pensa solo a predisporre piani di assunzioni da campagna elettorale, mentre qualche Ente utilizzatore, continua nell’azione di assoluta sfrontatezza di discriminazione.

La beffa che non si può pensare ad uno Stato democratico e giusto quando una platea di migliaia di lavoratori continua ad essere utilizzata senza nessuna certezza tale da consentire la normalizzazione del rapporto di lavoro.

Ricondurre nel bacino i lavoratori ex LSU/LPU rende amara e sgradevole la sensazione che in Calabria e soprattutto nella CITTA’ METROPOLITANA, si sta consumando l’ennesima ingiustizia sociale!

Sarà stato un miraggio, ma è imminente il ritorno nel limbo dal quale con grande impegno e tanta fatica si era riusciti ad emergere, utilizzando ogni opportunità offerta dalla normativa di riferimento.

Non è stata sufficiente la nutrita produzione legislativa per convincere la maggior parte dei “SINDACI”, che forse è il caso di riconoscere a questi lavoratori la possibilità di agganciare quella opportunità di futuro professionale che si sta offrendo loro.

L’obiettivo dichiarato è arrivare alla stabilizzazione dei lavoratori facendoli approdare ai contratti a tempo indeterminato, così come prevede esplicitamente il decreto legislativo n.75 del 25 maggio 2017.

L’altra faccia della medaglia, però, è rappresentata dal fatto che una mancata stabilizzazione dopo 36 mesi di lavoro precario, cioè tre anni con contratto a tempo determinato, apre la strada ai contenziosi che gli stessi lavoratori possono promuovere nei confronti degli Enti datori di lavoro.

Molte Amministrazioni che hanno comunque prorogato i contratti lo hanno fatto fidandosi di quanto promesso dalla Regione, sia in riferimento al fabbisogno di personale (è stato garantito il ricorso futuro alla mobilità tra Enti per assicurare la ricettività del fabbisogno del personale), che con riferimento alle risorse finanziarie.

La proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato è stato, quindi, lo strumento impiegato per superare la necessità di salvaguardare la collettività locale dai danni derivanti dalla interruzione dei pubblici servizi.

In assenza di un piano di stabilizzazione dei lavoratori provenienti dal bacino Lsu e Lpu, i contratti non possono essere più prorogati.

Piano che, d’altra parte, deve per legge poggiare su due pilastri: effettivo fabbisogno di personale previsto su base triennale e copertura finanziaria.

Al momento sono davvero pochi i Comuni che possono vantare il rispetto di questi presupposti.

La stabilizzazione, dopo un ventennio di lavoro nero di Stato, resta ancora un miraggio!

Molti Comuni, vogliono proseguire il percorso per la stabilizzazione del Lsu-Lpu, ma hanno bisogno di maggiori garanzie e certezze, che oggi ancora non ci sono.

Esiste, altresì, nella nostra Provincia “Città Metropolitana”,  un gruppo di lavoratori a tempo determinato ex LSU LPU,  continua il Segretario Generale Vincenzo SERA, senza volto e senza identità, presso l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, una ventina di  persone che per anni hanno lavorato con contratti a progetto, garantendo supporto e servizi, oggi lavoratori con contratto a tempo determinato.

Questi lavoratori sono i precari invisibili, alcuni di loro sono presenti nell’Ente già dal 2000.

Da quando hanno sottoscritto i contratti a tempo determinato, sono diventati figli di un Dio minore, prestando la propria attività professionale senza possibilità di affermarsi sul lavoro.

Tutto si fermerà, se non si chiariranno alcuni aspetti, quelli sulle deroghe dei fabbisogni e quindi sulle possibilità di turn over per i Comuni e per gli altri Enti utilizzatori,  su questo è necessario che ci sia chiarezza da parte del Governo Nazionale,

Inoltre bisogna capire quali saranno le risorse finanziarie che saranno messe a disposizione, ancora non è uscito il Dpcm, ancora non è stata varata la legge regionale che era stata promessa mesi fa per aiutare il percorso di stabilizzazione degli LSU-LPU anche in mobilità.

Infine si può affermare continua il Segretario Generale Sera, che questo sarà un autunno caldo dal punto di vista vertenziale sia nei confronti del Governo Nazionale che del Governo Regionale.

Sono delle responsabilità di fronte alle quali non ci si può tirare indietro per le ragioni sopra indicate ma soprattutto perché tale condizione non è più tollerabile in uno Stato Civile.

Il Segretario Generale

Vincenzo Sera

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