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Rapina al caveau, a processo l’infiltrato della Sicurtransport

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Tre rinvii a giudizio e nove imputati all’abbreviato. Secondo l’accusa il piano era stato organizzato da lungo tempo e i rapinatori, che imbracciavano fucili, hanno sfondato la parete di recinzione e poi il muro blindato. Il colpo ha fruttato 8 milioni e mezzo di euro

Tre imputati rinviati a giudizio, nove hanno invece optato per rito abbreviato. Si è conclusa l’udienza preliminare del procedimento contro i presunti responsabili della rapina milionaria alla ditta Sicurtransport di Catanzaro che, a dicembre 2016, ha subìto una rapina da 8 milioni e mezzo di euro da parte di una banda armata costituita da calabresi e pugliesi.
A scegliere il rito abbreviato sono stati Giovanni Passalacqua, di Catanzaro, Alessandro Morra, di Cerignola, Carmine Fratepietro, Mario Mancino, Matteo Ladogana, di Cerignola, Pasquale Pazienza, di Bitonto, Dante Mannolo, di Cutro, di Rossano, Leonardo Passalacqua e Annamaria Cerminara, collaboratrice di giustizia, di Catanzaro. Per loro il processo avrà inizio il 9 aprile.
Rinviato a giudizio Massimiliano Tassone, di Pavia ma residente a Catanzaro, che secondo l’accusa è l’infiltrato che, da responsabile della Sicurtransport nella provincia di Catanzaro, riferiva notizie riservate alla banda per consentire l’accesso nei locali del caveau; processo anche per Cesare Ammirato, che avrebbe fatto da tramite nei rapporti tra Tassone e Passalacqua mettendo anche a disposizione i locali dove ricoverare i mezzi da usare nella rapina e Nilo Urso, di Rossano, che avrebbe procurato il mezzo dotato di martello pneumatico. Per loro il processo avrà inizio davanti al Tribunale collegiale, in aula bunker, il prossimo 3 marzo. Parte civile, in questo procedimento, è la ditta Sicurtransport.
Gli imputati sono, a vario titolo, accusati di rapina, reati in materia di armi per aver detenuto e portato in luogo pubblico armi da guerra, tra cui fucili tipo kalashnikov, ricettazione. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso per «avere agevolato l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, insistente nel territorio di Catanzaro, Mesoraca, San Leonardo di Cutro e Petilia Policastro e territori limitrofi» 

LA RAPINA Secondo l’accusa il piano era stato organizzato da lungo tempo e i rapinatori, che imbracciavano fucili – tra cui kalashnikov – hanno sfondato la parete di recinzione e poi il muro blindato del caveau grazie a una grossa macchina cingolata dotata di martello pneumatico, usando anche strumenti per schermare i luoghi dalle onde radio e facendo irruzione nel deposito tanto da costringere il personale di turno a rifugiarsi in una stanza appartata dell’edificio.
Gli imputati sono assistiti dai legali Gregorio Viscomi, Giancarlo Pittelli, Giovanni Merante, Giuseppe Fonte, Nicola Carratelli, Stefano Nimpo, Aldo Casalinuovo, Alessandro Guerriero, Antonietta Caputo.

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