PROCESSO ECLISSI: SI SGRETOLA L’IMPIANTO ACCUSATORIO

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Pene dimezzate e assoluzioni eclatanti: si è concluso con un’impostazione accusatoria fortemente ridimensionata l’appello del processo Eclissi che ha visto comminare 15 condanne, quasi tutte di minore entità rispetto al primo grado, e 8 assoluzioni.
La sentenza emessa dal gup distrettuale lo scorso anno aveva inferto 300 anni di carcere per i 23 presunti appartenenti alle cosche di San Ferdinando, cittadina limitrofa a Rosarno, che poi hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Le accuse contestate dal pm antimafia Giulia Pantano erano state a vario titolo quelle di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti, possesso e uso di armi da guerra, traffico di stupefacenti, condizionamento delle istituzioni, infiltrazioni ‘ndranghetiste nell’amministrazione comunale.
La Corte d’Appello però non ha accolto la richiesta della Procura generale riguardo la conferma della sentenza di primo grado che è stata in gran parte revisionata.
In particolare i giudici hanno condannato Giuseppe Gioffrè a 10 anni e dieci mesi, Antonio Cimato a 12, Gregorio Malvaso a 20 anni, Ferdinando Cimato 15 anni e 4 mesi, Giuseppe Albano 8 anni e sei mesi, Giuseppe Schicchitano a 9 anni e sei mesi, Bruno Celi a 8 anni, Georgeva Viktoriya Trifonova a 8 anni e otto mesi, Pasquale Albano 5 anni, Pasquale Mazzeo 12 anni e 8 mesi, Silvio Albano 8 anni, Francesco Di Bella 12 anni e 4 mesi, Federico Morano 8 anni, Francesco Albano 5 anni e due mesi e Andrea Anversa a 1 anno e quattro mesi.
Tra le assoluzioni spicca innanzitutto quella di Giuseppe Pantano (cl. 1962) difeso dall’avvocato Carmelo Naso che era stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione; quella di Giacomo Pirrottina, Ferdinando Naso, Milena Nikolaeva Prodanova, Johnny Pantano, Nicola Caprino, Fabio Rappazzo e Daniele Marafioti.
Il procedimento aveva permesso di visualizzare la presenza a San Ferdinando di soggetti appartenenti alle ‘ndrine dei Bellocco e dei Pesce, riconducibili alla famiglia Cimato e Pantano.
Nel processo inoltre era imputato anche l’ex sindaco Domenico Modafferi, deceduto alcuni mesi fa, il suo vice Santino Celi e il consigliere di minoranza Giovanni Pantano. A seguito delle indagini, la Dda sarebbe riuscita a ricostruire il complesso sistema di interessi che i due gruppi crimanali gestivano giungendo perfino a contrallare i principali gangli dell’amministrazione comunale. Accusa però che non è stata ancora approvata: il processo ordinario che riguarda il vice del defunto ex sindaco Santino Celi è infatti ancora in corso a Palmi.

FRANCESCA CLEMENO|redazione@telemia.it

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