PARTE DA REGGIO (E USERÀ ANCHE I BIG DATA) L’ATTACCO GLOBALE ALLA ‘NDRANGHETA

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Analisi del fenomeno e metodi per combatterlo. L’Interpol scende in campo contro i clan. «È una holding 3.0, presente in quattro continenti e 17 Paesi europei. I boss usano i bitcoin e sono sempre un passo avanti». Cattura dei latitanti e sequestro dei patrimoni illeciti al centro della strategia. Ma su software per anticipare le minacce mafiose

Il Segretario generale di Interpol, Jurgen Stock, a capo della più grande Organizzazione per la cooperazione internazionale di polizia cui aderiscono 194 Paesi del mondo, è oggi a Reggio Calabria per lanciare I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), progetto di attacco globale alla ‘Ndrangheta, promosso dal capo della Polizia direttore generale della Pubblica sicurezza Franco Gabrielli e fortemente voluto dal prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Pubblica Sicurezza.
«Serve un approccio globale per contrastare una minaccia mondiale: ci siamo fatti promotori e abbiamo finanziato un progetto mirato con Interpol per un attacco globale che serva ad estirparla, coinvolgendo Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza», le parole del Prefetto Rizzi.

UNA MINACCIA GLOBALE La ‘ndrangheta è una minaccia globale e non è un fenomeno folcloristico e rurale italiano. Secondo i dati forniti nel corso della conferenza stampa, la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più estesa, ramificata e potente al mondo: nasce in Calabria e oggi è presente in 32 Paesi di quattro continenti (Europa, Africa, America e Oceania), opera in 17 Stati europei, ed è il principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti, vera e propria holding 3.0, che conserva memoria dei suoi riti arcaici ma è al passo con la digitalizzazione e i nuovi sistemi di trasferimento del denaro, come i bitcoin.
Basti pensare che Giovanni Gentile, originario di Locri e attualmente sotto processo per associazione mafiosa, intercettato nel corso dell’operazione “Pollino-European ‘Ndrangheta Connection” del dicembre 2018 – che ha permesso di arrestare in Italia, in Germania, Belgio e Olanda 90 esponenti della ‘ndrangheta per traffico internazionale di stupefacenti – si lamentava del business con i cartelli colombiani, dicendo testualmente ad un sodale: «Ma questi sono strani… mica li vogliono i bitcoin… questi scemi…. vogliono solo i contanti».
In Europa le forze di polizia hanno accertato l’esistenza della’ndrangheta (attraverso la presenza delle locali, la cattura di latitanti o il sequestro di beni) in Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Principato di Monaco, Romania, San Marino, Slovenia, Spagna, Svizzera.
Nel mondo ne è stata accertata la presenza in Liberia, Marocco, Seichelles (per l’Africa), nelle Antille Olandesi, Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Costarica, Guayana Francese, Panama, Repubblica Dominicana, Uruguay, USA (per l’America) e in Australia.
A testimonianza che la ‘ndrangheta non possa più essere considerata un fenomeno folkloristico italiano e una mafia rurale, ma un pericolo criminale globale, c’è anche la sentenza della Corte Superiore di Giustizia dell’Ontario in Canada nei confronti di Giuseppe Ursino del 28 febbraio 2019 che ne descrive la struttura organizzativa e i metodi criminali.

I DATI STORICI SULLA ‘NDRANGHETA Al fine di comprenderne la minaccia, il Progetto I-Can vuole anzitutto illustrare alle forze di polizia straniere quale sia la struttura e come opera la ndrangheta. «La sua organizzazione – si legge in un comunicato – è unitaria, familistica con vincoli di sangue fortissimi e verticistica. Landrina è alla base della piramide e si identifica con una famiglia (o con più famiglie legate da rapporti di parentela) di origini calabresi. Più ‘ndrine formano la Locale di ‘ndrangheta, struttura intermedia che rappresenta una base operativa stabile, indice della presenza radicata dell’organizzazione criminale.
In Calabria, opera un’ulteriore struttura, il Mandamento (ionico, tirrenico e di Reggio Calabria città), costituito dall’unione dei locali in assoluto più forti.
Struttura superiore di riferimento per tutti i locali è il Crimine, organismo formato dai capi dei locali e dei tre mandamenti, che decide le strategie complessive dell’intera organizzazione criminale nel mondo.
Al vertice della piramide c’è la Santa: componente segreta e riservata della ‘ndrangheta, i cui componenti non sono noti nemmeno ai boss.
Il vincolo di sangue che caratterizza questa mafia fa sì che abbia una tenuta interna che non ha pari nelle altre organizzazioni criminali italiane: basti considerare che, in base agli ultimi dati ufficiali, dei 1.189 collaboratori di giustizia, il 42% appartengono alla Camorra, il 22 % a Cosa nostra, il 14% alle mafie pugliesi, il 7% alle altre mafie e solo il 15% del totale alla ‘ndrangheta».

SEMPRE UN PASSO AVANTI La penetrazione delle cosche di ‘ndrangheta è particolarmente insidiosa, una colonizzazione che replica all’estero il proprio modulo strutturale, grazie alla rete compatta consolidata delle comunità di immigrati calabresi ben integrate e presenti in tutto il mondo.
Non si limita a fare affidamento su determinate persone per affari temporanei, ma il primo fattore di successo sta proprio nell’esportare la propria struttura organizzativa e il metodo mafioso.
All’attacco frontale allo Stato (come quello di Cosa nostra in passato), la ‘ndrangheta preferisce l’infiltrazione silente nel tessuto economico sociale e imprenditoriale, che destabilizza l´economia e altera la libera concorrenza dei mercati legali, andando allo stesso tempo ad inquinare il settore pubblico ed istituzionale.
La ‘ndrangheta è sostenuta all’estero dal suo enorme potere finanziario costruito principalmente sul traffico di droga, da un immenso potere corruttivo e dalla costante distrazione di fondi pubblici operata attraverso le truffe e gli appalti truccati.
Tutti i profitti sono reinvestiti abilmente utilizzando sofisticate tecniche di riciclaggio di denaro: soldi che inizialmente vengono visti con favore nei Paesi ospitanti ma che hanno l´effetto di inquinare, corrompere e strozzare l´economia perché alterano i meccanismi della concorrenza e determinano l´estromissione dal mercato degli imprenditori onesti.
Gli esiti investigativi hanno dato conferma dell´esistenza di una rete relazionale, il cosiddetto capitale sociale, che comprende imprenditori, professionisti, funzionari pubblici, forze dell´ordine e politici. Legami poco stabili, privi di contenuti affettivi ma che creano obbligazioni reciproche estremamente vincolanti.
Il controllo degli appalti pubblici non si realizza tendenzialmente con l´uso della violenza o di un´esplicita attività intimidatoria ma attraverso la costituzione di imprese che utilizzano i metodi della collusione e della corruzione. La ‘ndrangheta è riuscita così ad acquisire il controllo diretto o indiretto in società operanti nel modo dell’edilizia, della ristorazione, dell’import export, dei trasporti, dei giochi e delle scommesse, della raccolta e smaltimento dei rifiuti.
La modernità della ‘ndrangheta è evidente, inoltre, nell’utilizzo dei social e dagli spazi offerti dal web, deep e dark, come piattaforme per realizzare commerci illeciti.
Una ‘ndrangheta che anticipa la modernità come evidenziano le parole di un boss pentito, Luigi Bonaventura, che ha dichiarato ad un giornalista: «Quando stavo dall’altra parte, cercavo di circondarmi dei maggiori esperti di informatica… E per fare il boss di `ndrangheta, non basta saper sparare. Bisogna prima di tutto “saper pensare” e stare un passo avanti agli altri… la ‘ndrangheta punta sempre un gettone sulle nuove tecnologie».

LATITANTI E SEQUESTRO DI BENI Attualmente si registrano 498 latitanti per associazione a delinquere di stampo mafioso: 134 sono i latitanti di Ndrangheta di cui 55 ricercati in ambito internazionale, colpiti da provvedimenti di cattura internazionale (red notice o mandato di arresto europeo) o comunque presenti negli elenchi del “Programma speciale di ricerca”, selezionati dal Gruppo integrato interforze ricerca latitanti (GIIRL) della Direzione Centrale della polizia criminale. Rocco Morabito e Francesco Pelle i più pericolosi. Oltre al reato associativo di stampo mafioso, le condanne più gravi che devono scontare riguardano omicidi, sequestri di persona a scopo estorsivo, traffici internazionale di sostanze stupefacenti, da un minimo di 15 anni all´ergastolo. La scarsa conoscenza di questo fenomeno criminale, ha fatto sì che, degli oltre 62 miliardi sequestrati dalle forze di polizia italiane alla criminalità organizzata negli ultimi 10 anni, solo il 21% (quasi 13 miliardi) appartenevano allaNdrangheta e solo poco più di un miliardo sono frutto di operazioni realizzate all´estero. Va, dunque, potenziata quell´accelerazione comunque registrata negli ultimi due anni (2018/2019) con operazioni che sono il frutto di un lavoro investigativo degli anni precedenti, con 136 beni sequestrati alla `Ndrangheta (55 aziende, 8 beni immobili e 73 beni immobili, come autovetture o gioielli)

GLI OBIETTIVI DELLA COOPERAZIONE  Nel corso della 88° Assemblea Generale Interpol dell´ottobre 2019 a Santiago del Cile, per la prima fase del progetto l´Italia ha proposto di partecipare ad I-Can a 10 Paesi europei ed extraeuropei.
Gli obiettivi che sinteticamente si prefigge I-Can sono:

  1. Una conoscenza approfondita del fenomeno criminale e delle sue conseguenze a livello di sicurezza e di pregiudizio alle libertà dei cittadini. La mancata consapevolezza della minaccia, legata soprattutto all´inizio della sua propagazione, è conseguenza anche dei differenti impianti normativi dei vari Paesi e dei sistemi di contrasto orientati a minacce di altro tipo, che hanno consentito alla `Ndrangheta di radicarsi fortemente, laddove la pressione investigativa e le misure giudiziarie non hanno costituito un argine sufficiente. I Paesi partners potranno approfondire la conoscenza e l´efficacia della normativa antimafia italiana, compresi gli strumenti come le misure di prevenzione, che permettono di aggredire le organizzazioni criminali attraverso i sequestri dei loro patrimoni illeciti già nella fase ante delictum;
  2. La cattura dei latitanti e l´aggressione ai patrimoni illeciti, attraverso gli strumenti della cooperazione multilaterale di polizia offerta da Interpol, che va ad arricchire i canali bilaterali già esistenti, come ad esempio è avvenuto con la creazione della Task-force italo-tedesca all´indomani della “strage di Duisburg” nel 2007. Il salto di qualità sarà quello di condividere a livello multilaterale informazioni live (nel rispetto del segreto istruttorio) che consentiranno di sgretolare poco a poco l´organizzazione, senza cercare di smantellarla tutta in una volta quando ormai ha creato un tessuto economico e sociale malato. E in questa prospettiva giocheranno un ruolo fondamentale le banche dati delle forze di polizia interconnesse ed interoperabili;
  3. E, soltanto per l´Italia, lo studio di dati freddi, relativi ad indagini già chiuse, per lo sviluppo di un software di analisi predittiva e di business intelligence per imparare a riconoscere i segni premonitori e anticipare i rischi legati alla minaccia, perché spesso quando le forze di polizia individuano la presenza della ‘ndrangheta è troppo tardi.
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