PROCESSO GOTHA, SCONTRO IN AULA SUI RAPPORTI TRA ROMEO E CARA

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L’ex consigliere provinciale ha deposto nell’aula bunker di Reggio nel procedimento scaturito dall’inchiesta che ha fatto luce sui legami tra massoneria deviata, politica e ‘ndrangheta. Il finanziare, accusato di associazione segreta, ha replicato alle domande sui rapporti con l’ex parlamentare al pm: «Ho incontrato l’avvocato da persona libera»

L’ex parlamentare Paolo Romeo ormai era libero, aveva scontato i suoi anni di galera per concorso esterno in associazione mafiosa e si prodigava, negli uffici della Provincia di Reggio Calabria, per realizzare il progetto dell’area metropolitana dello Stretto. Lo stesso presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, lo aveva presentato al consigliere provinciale, Demetrio Cara, incaricandolo di seguire il progetto assieme a quell’avvocato e alle associazioni.
Pochi mesi dopo ancora il presidente gli aveva rivelato che l’avvocato era stato in politica e aveva anche avuto guai con la Giustizia ma lui non aveva approfondito perché «da militare della Guardia di finanza, se una persona è libera». Questa la risposta che ha fatto accendere lo scontro oggi nell’aula bunker del Tribunale di Reggio tra il pubblico ministero della Dda reggina Walter Ignazitto, e il legale di Cara, Gianpaolo Catanzariti, che oltre ad essere un apprezzato penalista è un noto esponente cittadino del partito Radicale.
Dopo due anni e 10 mesi di udienze è così partito il turno degli imputati. Da oggi (mercoledì mattina) sono iniziati gli esami degli imputati del maxiprocesso Gotha, che sintetizza ben cinque diverse indagini – Sistema Reggio, Fata Morgana, Reghion, Mammasantissima e Alchimia – coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria oggi diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri.
Il primo a salire sul banco degli imputati, appunto Demetrio Cara, di 53 anni, finanziere, accusato di associazione segreta in violazione della legge Anselmi. Davanti al collegio del tribunale di Reggio Calabria, Silvia Capone presidente, l’ex consigliere provinciale ha accettato di sottoporsi ad esame.

IL PROCESSO GOTHA Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, voto di scambio, violazione della legge Anselmi, corruzione, estorsione, truffa, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio. Tra gli imputati figurano politici, esponenti di ‘ndrangheta, imprenditori. In particolare l’accusa ha puntato il dito sui “riservati”, ovvero i componenti a vario titolo della struttura segreta, legata alla massoneria, grazie alla quale la ‘ndrangheta interagiva in maniera riservata con politici, istituzioni, mondo imprenditoriale e bancario, condizionando la vita democratica nella provincia di Reggio Calabria. Tra i nomi più illustri ci sono l’ex senatore Antonio Caridi, l’ex parlamentare Paolo Romeo (che ha già scontato una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa), l’ex sottosegretario alla Regione Calabria nella Giunta Scopelliti di centrodestra Alberto Sarra. A marzo 2018 si è concluso in primo grado il troncone abbreviato, che ha visto in particolare la condanna a 20 anni di carcere per l’avvocato Giorgio De Stefano, secondo l’accusa, esponente di vertice dell’omonima cosca, una delle storiche cosche di ‘ndrangheta del capoluogo.
La Dda vuole far luce sul cosiddetto livello “invisibile” della ‘ndrangheta reggina, fatta di soggetti cerniera e di manipolazione della vita politica, della massoneria deviata, dell’imprenditoria e della magistratura.

«RAFFA MI FECE CONOSCERE ROMEO» Cara ha iniziato a rispondere alle domande del suo difensore di fiducia, l’avvocato Gianpaolo Catanzariti, ripercorrendo alcune delle fasi salienti della sua attività politica. Da militare della Guardia di Finanza – ha spiegato Cara – ha lavorato per anni a Messina, poi per ragioni familiari ha chiesto il trasferimento in Calabria perché gli pesavano i viaggi quotidiani via mare.
Con la nuova sede, il porto di Gioia Tauro, però la sua situazione personale «non era migliorata ma peggiorata» in quanto doveva affrontare ugualmente il viaggio in auto ogni giorno. È stato così che quando gli è stato proposto di scendere in campo ha colto l’occasione. Fu eletto dapprima alla circoscrizione con Forza Italia e poi all’ente di Palazzo Alvaro con la lista del presidente, che militava nel suo stesso partito: «Mi è stato proposto di candidarmi presso la circoscrizione ed ho pensato che potesse essere un’opportunità per avvicinarmi e non viaggiare, fui eletto in consiglio di circoscrizione, mi è piaciuta l’attività svolta e rendermi utile per i cittadini, poi nel 2011 fui candidato con la lista “Raffa presidente” alla provincia e fui eletto alla Provincia”».
Non divenne assessore, restò consigliere provinciale senza nessuna delega specifica, solo presidente della prima commissione consiliare e, quando vi era l’esigenza, delegato a rappresentare il presidente Raffa. Come nel progetto “Nostra” (Network of Straits) un’iniziativa comunitaria cofinanziata col Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) attraverso il programma “Interreg IVC”, che aveva come obiettivo quello di analizzare metodi di governance transfrontalieri e la loro capacità di assolvere al compito di preservare la biodiversità e il patrimonio naturalistico delle aree interessate da Stretti: «Non ho mai avuto una delega completa per la gestione del progetto, di volta in volta il presidente mi delegava per rappresentare l’ente provincia presso le riunioni nei vari step. Il progetto “Nostra” nasce come scambio di buone prassi tra 13 distretti d’Europa».
Raffa scelse – sempre lui – a rappresentarlo «anche se non avevo una delega specifica. Sono stato delegato alla firma per il protocollo, nel 2011» e non ebbe mai poteri di firma o decisionali: «Mi rapportavo con il presidente e lui mi dava indicazioni su come proseguire».
Un progetto, tra l’altro, che era nato con la precedente amministrazione di centrosinistra dell’avvocato Giuseppe Morabito: «Prima c’era stata l’intesa con la precedente amministrazione, poi la programmazione».
Rispondendo alle domande del difensore, l’ex consigliere provinciale Cara ha raccontato come ha conosciuto l’avvocato Paolo Romeo: «Nella stanza del presidente, me lo ha presentato lui. Mi chiamò un giorno al telefono, mi chiese se ero in sede, “sali” mi disse, e me lo presentò». In quella stanza Raffa gli presentò l’avvocato Paolo Romeo dicendogli di seguire assieme alle associazioni con Paolo Romeo e Domenico Pietropaolo il progetto per la realizzazione insieme alla provincia di Messina dell’area metropolitana dello Stretto. Da Romeo, ha affermato Cara, al di là dell’esperienza sulla progettazione dell’area dello Stretto non ha mai avuto sollecitazioni su questioni spicciole legate all’amministrazione provinciale. Cara non frequentò mai il circolo Posidonia messo in piedi a Gallico da Romeo: «Mai, non sapevo manco dove fosse». Né fu mai interessato da Romeo per sponsorizzazioni o per l’acquisto del libro scritto dal giudice Giuseppe Tuccio (deceduto nel maggio 2016, anch’egli era imputato nel processo).

IL CONTROESAME DEL PM Terminate le domande del difensore, Cara ha risposto al controesame del pm della Dda Walter Ignazitto. Rispondendo al pm Cara ha chiarito che la candidatura alla Provincia gli era stata proposta dallo stesso Raffa, con cui militava in Forza Italia, mentre precedentemente alla circoscrizione gli era stata proposta dall’allora consigliere comunale Demetrio Berna «che abitava nella mia stessa circoscrizione». Cara fu eletto alla Provincia con oltre 1.600 voti, alla domanda del pm su chi fossero i suoi grandi elettori e chi l’appoggiasse elettoralmente ha risposto: «No, io solo piccoli» e «Nessuno, tutte le persone che ho supportato alla circoscrizione che mi hanno spinto a candidarmi perché potevo dedicarmi all’attività politica e risolvere i problemi». Sul punto è intervenuto poi l’avvocato Catanzariti chiarendo che nell’elezione alla Provincia non vi era voto di preferenza ma essendo un collegio uninominale il voto alla lista andava automaticamente anche all’unico candidato, ovvero Cara.

LO SCONTRO IN AULA Lo scontro tra accusa e difesa si è acceso quando il pubblico ministero ha messo a fuoco i rapporti tra Cara e Romeo e in particolare cosa il primo sapesse sul conto del secondo.
Solo dopo due-tre mesi dal primo incontro, ha rivelato Cara, seppe dallo stesso presidente Raffa che Romeo era stato in politica e che aveva avuto guai con la Giustizia.
«Parlando – ha affermato Cara – Raffa mi ha detto “ma come non sai che è stato consigliere, deputato”, e mi disse anche che ha avuto un problema giudiziario»
Pm: «Le disse per quale ragioni?»
Cara: «No, non gliel’ho chiesto».
Pm: «Ma come? Il presidente della Provincia la mette in contatto con questa persona, poi lo stesso presidente le dice che è stata arrestata e lei non chiede perché?»
Cara: «Da militare della Guardia di finanza, se una persona è libera».
Ed è qui che è nato lo scontro tra il pm Ignazitto e l’avvocato Catanzariti, il quale ha ricordato come «la persona che abbia scontato il suo debito con la giustizia merita pari dignità, così come merita dignità perfino il detenuto», cui il pm ha replicato laconicamente: «Ognuno ha le sue convinzioni», riprendendo a porre domande all’imputato.
Pm: «Ha saputo che era stato condannato?»
Cara: «Sì ho saputo che è stato condannato»
Pm: «Con sentenza passata in giudicato?»
Cara: «Non sono andato ad approfondire»
Pm: «E ha saputo per quale reato?»
Cara: «Mi sembra concorso esterno in associazione»
Pm: «Lo ha saputo prima o dopo i rapporti telefonici con lo stesso Romeo?
Cara: «Dopo 2-3 mesi dalla conoscenza»
Pm: «Questo ha inciso sulle sue relazioni con l’avvocato Romeo?
Cara: «No, anche perché ci vedevamo fuori, andava a fare le riunioni col prefetto, era una persona libera».

ATTESA PER LA DEPOSIZIONE DELL’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA Domani (giovedì) l’udienza proseguirà con l’esame dell’imputato Giuseppe Raffa, l’ex presidente della Provincia di Reggio Calabria.

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