DELITTO PILEGGI, PROVE INSUFFICIENTI PER L’ARRESTO DI SORGIOVANNI

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Alfredo Pileggi, assassinato l’8 febbraio del 2016 a Monasterace. «L’unico elemento certo è che l’indagato quel giorno esplose dei colpi di arma da fuoco»
 

La motivazione del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria «non è in grado di dimostrare la sussistenza di indizi gravi di partecipazione all’omicidio» di Alfredo Pileggi dell’imputato Cosimo Sorgiovanni. È quanto scrivono i giudici della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza che nel luglio scorso ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale reggino che aveva confermato la custodia cautelare in carcere del 42enne Sorgiovanni, ritenuto «affiliato al clan di ‘ndrangheta, gruppo operante in zona di Monasterace denominato Ruga-Gallace-Leuzzi», e per aver commesso in tale contesto l’omicidio di Alfredo Pileggi, assassinato l’8 febbraio 2016 a Monasterace, «in veste di esecutore materiale».

I giudici della sesta sezione penale della Cassazione hanno dunque accolto il ricorso presentato dagli avvocati Alfredo Arcorace del Foro di Locri e Francesco Lojacono del Foro di Roma, nell’interesse del Sorgiovanni, sulla base della considerazione che «l’unico elemento certo valorizzato dal Tribunale è l’avere l’indagato quello stesso giorno esploso dei colpi di arma da fuoco, discutendo, poi, non di elementi indicativi della presenza sul luogo dell’agguato ma della “non impossibilità” di tale presenza».

«Gli altri elementi prospettati – si legge ancora nelle motivazioni della suprema Corte – sono utili, nella stessa lettura data nell’ordinanza impugnata, solo a dimostrare la plausibilità dell’ipotesi di accusa ma, anche se valutati congiuntamente al risultato dello stub, non si spiega in quale modo abbiano efficacia dimostrativa della commissione dell’omicidio».

Per il resto i magistrati del Palazzaccio evidenziano che: «la carenza della motivazione quanto all’omicidio e al reato di armi comporta il medesimo vizio anche in ordine alla responsabilità per associazione mafiosa, non essendo dimostrato, allo stato, alcun elemento di riscontro dell’accusa del collaboratore», che in altra parte della sentenza viene indicato in Antonino Belnome che ha reso delle dichiarazioni contro l’imputato.

In definitiva la Cassazione, accogliendo il ricorso della difesa, ha ritenuto «necessario l’annullamento con rinvio perché venga rivalutato sulla scorta del materiale disponibile la sussistenza di un grave quadro indiziario in ordine a tutti i reati ascritto colmando, se del caso, le carenze della motivazione riscontrate».

Nel frattempo il processo a Cosimo Sorgiovanni è iniziato davanti alla Corte di Assise di Locri, (presidente Amelia Monteleone a latere Mariagrazia Galati), che hanno stabilito per il 25 settembre l’udienza per l’esame del primo investigatore che ha partecipato all’indagine coordinata dalla Procura antimafia reggina, rappresentata dalla pubblico ministero Simona Ferraiuolo.

fonte gazzetta del sud

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