Gio. Mag 6th, 2021

Il Ministero della Salute ha aggiornato le linee guida per le cure domiciliari dei pazienti affetti da Covid-19 con la nuova circolare “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2“, pubblicata il 26 aprile e firmata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

Tra i punti più importanti del testo, che aggiorna le linee guida emanate a novembre, torna la “vigile attesa (intesa come costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente)”, ma anche la “misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno tramite pulsossimetria” e i “trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo o Fans in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all’uso)”.

Viene confermato il “no” ai supplementi vitaminici e all’idrossiclorochina, mentre gli antibiotici vanno utilizzati solo in casi particolari. Nelle fasi precoci di malattia, i medici possono indicare l’uso di anticorpi monoclonali e il paziente va mandato ai centri abilitati alla prescrizione.

Covid, cosa si intendi per “casi lievi”

La circolare spiega come trattare a casa i cosiddetti casi lievi, specificando che “per caso lieve si intende presenza di sintomi come febbre (più di 37.5 gradi C), malessere, tosse, faringodinia, congestione nasale, cefalea, mialgie, diarrea, anosmia, disgeusia, in assenza di dispnea, disidratazione, alterazione dello stato di coscienza. In linea generale, per soggetti con queste caratteristiche cliniche non è indicata alcuna terapia al di fuori di una eventuale terapia sintomatica di supporto“.

Casi lievi Covid: no antibiotici, sì paracetamolo

In linea generale, per soggetti con queste caratteristiche cliniche non è indicata alcuna terapia al di fuori di una eventuale terapia sintomatica di supporto. Torna la “vigile attesa” nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, che come spiegato nella circolare, è una sorveglianza clinica attiva, con costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente.
Oltre a controllare con il saturimetro, la saturazione dell’ossigeno, che non deve mai scendere sotto il 92%, si possono utilizzare farmaci sintomatici come tachipirina o antinfiammatori, ad esempio paracetamolo o FANS in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all’uso, ma non corticosteroidi.

Cure domiciliari, no eparina e antibiotici

“L’utilizzo della terapia precoce con steroidi – viene precisato dalle nuove linee guida – si è rivelata inutile se non dannosa in quanto in grado di inficiare lo sviluppo di un’adeguata risposta immunitari; non utilizzare eparina. L’uso di tale farmaco è indicato solo nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto; evitare l’uso empirico di antibiotici; non utilizzare idrossiclorochina la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti”.

Cosa fare con supplementi vitaminici e integratori

“Si segnala che non esistono, a oggi, evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari, ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina – si legge nella circolare – il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi, raccomandato”.

Uso di monoclonali entro i primi 10 giorni

Riguardo i monoclonali si introduce la valutazione sui pazienti che possono essere indirizzati alle strutture di riferimento per il trattamento. È raccomandato il trattamento nell’ambito di una struttura ospedaliera o contesto che consenta una pronta ed appropriata gestione di eventuali reazioni avverse gravi.

“In accordo con le specifiche autorizzative dell’AIFA, la selezione del paziente da trattare con anticorpi monoclonali è affidata ai medici di medicina generale, ai pediatri, ai medici delle USCA(R) e, in generale, ai medici che abbiano l’opportunità di entrare in contatto con pazienti affetti da Covid di recente insorgenza e con sintomi lievi-moderati. Questi devono essere indirizzati rapidamente ai centri regionali abilitati alla prescrizione degli anticorpi monoclonali per il COVID-19 soggetti a registro di monitoraggio AIFA”.

Il trattamento deve essere iniziato non oltre i dieci giorni dall’inizio dei sintomi: “La terapia con anticorpi monoclonali anti SARS-CoV-2 deve essere riservata, in base alle evidenze di letteratura, a pazienti con COVID di recente insorgenza (al meglio entro 72 ore dalla diagnosi d’infezione da SARS-CoV-2 e comunque sintomatici da non oltre 10 giorni) con infezione confermata da SARS-CoV-2”.

I sintomi e le cure nei bambini

Le linee guida del Ministero spiegano quali sono i sintomi Covid che possono manifestarsi nei bambini. “In età evolutiva, quando presenti, i sintomi sono rappresentati principalmente da febbre, tosse, rinite e diarrea. Sintomi presenti e importanti nell’età adulta quali il dolore toracico, la dispnea, l’astenia, sono molto rari. In pazienti sintomatici è stata riscontrata raramente ipossiemia, al contrario di quanto accade negli adulti. I ragazzi più grandi, in età adolescenziale e preadolescenziale, possono accusare, invece, sintomi simili a quelli dell’adulto: alterazioni del gusto e dell’olfatto, vomito, mal di testa e dolore toracico”.

Per curarli, si legge, “a coloro che sono asintomatici non occorre somministrare alcun farmaco, mentre in quelli che accusano sintomi simil-influenzali è consigliabile, in caso di necessità (febbre >38,5°C, mal di gola, cefalea, dolori articolari ecc.), su indicazione del Pediatra/Medico curante, somministrare terapia sintomatica con Paracetamolo (10 – 15 mg/kg/dose ogni 5-6 ore) o Ibuprofene (da 20 mg a 30 mg per kg di peso corporeo al giorno, sempre a stomaco pieno, divisi in tre dosi)”.

quifinanza.it

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