Lun. Ott 3rd, 2022

Termina in queste ore una campagna elettorale per molti aspetti insolita ma molto intensa, nel corso della quale abbiamo cercato di spiegare il progetto e le idee di Noi moderati e di chiarire l’importanza e la centralità della nostra proposta nel contesto della coalizione di centrodestra. Commenta in una nota Nino Foti, responsabile nazionale Mezzogiorno per Noi con l’Italia e candidato alle prossime elezioni politiche come capolista alla Camera per Noi moderati.
Il Governo che verrà, prosegue Foti, all’interno del quale Noi Moderati darà certamente il proprio contributo, avrà una situazione non facile, ma sicuramente saprà agire con determinazione ed efficacia.
Innanzitutto, occorrerà intervenire con urgenza sul caro-bollette per alleviare le sofferenze delle famiglie, che già stentavano parecchio ad arrivare a fine mese, e delle aziende portate davvero allo stremo delle forze. Il Decreto Aiuti approvato di recente consentirà di poter gestire per i prossimi due mesi la situazione, ma servono disposizioni ancora più nette.
Una su tutte, ad esempio, bloccare la sospensione delle utenze per chi non riesce a pagare le bollette. Bisogna dare respiro alle famiglie e alle aziende, non si può andare oltre.
Sulle politiche a lungo termine invece, la logica è quella di invertire il segno di tutti quegli sciocchi “no” di matrice ideologica e tornare a dire “sì”, recuperando temporaneamente alcune fonti d’energia tradizionali e spingendo l’acceleratore al massimo sulle energie rinnovabili, rimediando a drammatici errori di prospettiva di alcuni Governi del passato anche recente.
Altra questione programmatica, continua Foti, di cui abbiamo parlato approfonditamente in questa campagna elettorale, è quella relative alle politiche per il Mezzogiorno, in primis la questione delle infrastrutture e dei trasporti. Non è più sostenibile un’Italia divisa in due, motivo per il quale bisognerà vigilare con molta attenzione affinchè venga realizzato, con una progettualità seria e senza sprechi, il tratto di Alta Velocità ferroviaria che collega Roma a Reggio Calabria. Al momento non si capisce con quali fondi dovrà essere finanziato il progetto, non si capisce perché si stia avallando la costruzione di un nuovo tracciato più lungo di oltre 50 chilometri rispetto a quello “ordinario” e non abbiamo vere certezze sul cronoprogramma. Sappiamo solo che dopo dieci anni di lavori supercostosi andremmo a risparmiare, forse, neanche un’ora di tempo: è un paradosso assurdo, al quale il nuovo Governo di centrodestra rimedierà tempestivamente.
Così come il nuovo Governo dovrà intervenire, sulla burocrazia che, specialmente al Sud, soffoca i cittadini e le imprese. Basti pensare che, annualmente, in media ogni azienda dedica oltre 312 ore alle ‘scartoffie’: certificati, autorizzazioni e complicazioni inutili che frenano la nostra economia, creando danni stimati in 127 miliardi di euro tra costi diretti per le aziende e minor crescita. “Digitalizzare” è la parola giusta per approcciare una vera burocrazia 4.0, che non ingolfi i processi aziendali ma le aiuti a creare occupazione. Anche perché, come ho già avuto modo di dire, il lavoro non si crea per decreto, ma sono le aziende a crearlo, e devono essere messe in condizione di poterlo fare.
A tal proposito, inoltre, bisognerà investire fortemente sulla defiscalizzazione degli oneri sociali. Le aziende possono e vogliono assumere giovani leve ma non a costi proibitivi. Lo Stato deve aiutarle, mettendole nuovamente in condizioni di stipulare contratti a tempo indeterminato che schiudano a decine di migliaia di giovani calabresi la prospettiva di un futuro roseo, sereno, senza però affossare le stesse aziende.
Considerati i fondi messi a disposizione dal PNRR, le risorse residue dell’ultima programmazione europea ancora da spendere, e quelle relative alla nuova programmazione 2021-2027 – conclude Foti – è chiaro che per opportunità e risorse, questa è un’occasione storica che non capiterà mai più, motivo per il quale non possiamo e non dobbiamo più cercare alibi. Bisogna che ognuno si assuma le proprie responsabilità, a tutti i livelli, e lavorare perché si cambi definitivamente la prospettiva. Si deve ripartire dal mezzogiorno, dalla Calabria, dagli investimenti strutturali nelle regioni del Sud, non si può perdere altro tempo ed accrescere ulteriormente le divisioni del nostro Paese. Solo così, se ripartono il Sud e la Calabria, potrà ripartire l’Italia.

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