Mar. Feb 27th, 2024

A Chicago ha acquisito elevatissime competenze nella chirurgia robotica, lavorando in ambito clinico, di ricerca e formazione, distinguendosi con oltre 100 pubblicazioni

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“Io spero che ci siano altri colleghi che hanno fatto lo stesso percorso professionale e si sono fatti valere all’estero, che comincino a considerare la possibilità di rientrare in Italia”. Ad auspicarlo è Antonio Gangemi, professore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna, rientrato in Italia a novembre 2022, dopo 18 anni negli Stati Uniti.

La laurea a Reggio e la specializzazione all’Università di Padova

Oltreoceano si era trasferito nel 2004 per completare gli studi (prima la laurea in Medicina all’Università di Reggio Calabria, poi la specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Padova) e sviluppare la sua carriera professionale all’Università dell’Illinois a Chicago, dove ha acquisito elevatissime competenze nella chirurgia robotica, lavorando in ambito clinico, di ricerca e formazione, distinguendosi con oltre 100 pubblicazioni.

“Mi auguro che il mio sia il primo rientro di molti altri”

Ora è stato richiamato in Italia, all’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove coordina la piattaforma delle tecniche chirurgiche e interventistiche innovative. “Mi auguro che il mio sia il primo rientro di molti altri, che si riesca a riportare queste risorse nel nostro Paese perché ne abbiamo bisogno – sottolinea – Però bisogna incentivarli questi cervelli che sono andati all’estero. Il trattamento economico che viene riservato negli Stati Uniti per esempio è ben diverso da quello che si trova in Italia”. Lo stesso Gangemi ammette di avere oggi un contratto molto inferiore dal punto di vista economico rispetto a quello che aveva all’estero, ma ha deciso ugualmente di tornare per l’amore per l’Italia e perché “credo tantissimo nel progetto. Qui c’è totale sinergia tra la dirigenza del Policlinico e l’Università di Bologna, una leadership illuminata, per me – conclude – è un privilegio e un onore poter collaborare con colleghi di altissimo profilo professionale”. (ANSA)

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