Sab. Giu 15th, 2024

Abbarbicato sulla proterva rupe dello Sparviero, il bel borgo medievale di Gerace vanta un panorama straordinario che spazia, ai suoi lati, da Capo Bruzzano a Punta Stilo mentre, alle spalle, il visitatore può godere della vista delle cime più emblematiche dell’Aspromonte, una su tutte quella di Montalto.
La sua posizione strategica ha garantito nei secoli il controllo e la difesa dalle incursioni provenienti dal mare o dalle due fiumare (Novito e S. Paolo) poste ai suoi fianchi, favorendo in tal modo l’insediamento di una civiltà prospera ed evoluta di cui il castello Normanno, la Cattedrale, la Cittadella vescovile, le porte urbiche, le mura difensive, le numerose chiese e i palazzi, abbelliti da finestre e portali lavorati da scalpellini locali, sono una fulgida dimostrazione.
Meno conosciuti ma ugualmente importanti sono invece gli insediamenti rupestri che sin dalla colonizzazione bizantina sono stati utilizzati dall’uomo, dapprima come modeste laure dove pregare in solitudine, poi in piccole chiese dove, fino al 1480, si celebrava la messa col rito ortodosso, fino ad arrivare a tempi più moderni, in cui hanno garantito un sicuro rifugio dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un esempio del genere è la sconosciuta – o quasi – chiesetta di S. Maria ad Nives che, di recente, è stata oggetto delle esplorazioni del gruppo speleologico dell’associazione Mediterraneo & Ambiente, con sede a Marina di Gioiosa Ionica. L’idea di tale indagine è scaturita da un incontro fortuito tra lo storico, professor Vincenzo Cataldo, e lo speleologo Natale Amato. Animati da uno straordinario entusiasmo, entrambi, da subito, hanno cercato d’individuare il sito che, tra i lontani ricordi del professore Cataldo (all’età di circa dodici anni era entrato in un cunicolo che portava a un presunto altare ricavato nella roccia), sarebbe dovuto ricadere sotto il piano di calpestio delle attuali Bombarde. A suffragare ulteriormente tale ipotesi vi era anche quanto riportato su Storia di Locri e Gerace di P. Scaglione, in cui la chiesetta veniva situata, aderente alla rupe, sotto il giardino del Monastero di S. Anna.
Il team verificava pertanto che tali indicazioni corrispondessero alla realtà e, avvalendosi di un potente telescopio, individuava dalla pineta Cinque Martiri di Largo Piana un’apertura collocata nel muro di consolidamento del terzo arco delle Bombarde, da cui spiccava un grosso tronco di fico. Per nulla scoraggiati, i soci dell’Associazione di Marina di Gioiosa formulavano al Comune di Gerace una richiesta per essere autorizzati a un primo sopralluogo e, grazie alla solerte e fattiva disponibilità dell’ing. Romeo, responsabile dell’ufficio tecnico, dopo qualche giorno scendevano alla base intermedia delle Bombarde per accedere al tunnel. Le operazioni, già nell’immediato, si presentavano complesse poiché, rimosso l’albero di fico, si rendeva necessaria la bonifica del tunnel dall’insidioso e copioso guano dei colombi che l’avevano adibito a un nido confortevole. Successivamente, oltrepassato suddetto cunicolo – realizzato nel corso della posa in opera delle Bombarde, evidentemente per non precludere l’accesso alla chiesetta – un altro ostacolo si sovrapponeva tra gli speleologi e la galleria originaria: un grosso masso infatti sbarrava il percorso. Quindi il team – senza sconfortarsi – scalfiva la roccia con pazienza certosina fino a ricavare un passaggio angusto e claustrofobico che permetteva la prosecuzione. Strisciando dapprima carponi, per poi passare a un’incerta posizione eretta, i tre speleologi, guidati dal flebile raggio delle lampade frontali, proseguivano all’interno del budello di roccia riuscendo ad accertare, grazie alla conformazione delle pareti costituite da un’accurata sovrapposizione di pietre culminanti in un architrave in pietra viva, la fattura antropica dell’opera. Dopo aver percorso circa venti metri dall’ingresso, presumibilmente in corrispondenza col muro perimetrale del monastero di S. Anna, purtroppo la progressione degli esploratori di Mediterraneo & Ambiente veniva interrotta da un fronte di massi che sbarrava irrimediabilmente la via e nei cui pressi venivano rinvenuti dei cocci in terracotta.
Secondo gli speleologi non è da escludere che il tunnel, dapprima utilizzato come luogo di culto dai monaci bizantini, nel corso dei secoli sia stato adattato alle contingenti esigenze dei Geracesi, divenendo così un canale di scolo in epoca medievale o via di fuga dalle incursioni saracene e, per ultimo, sicuro riparo dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Infine, arrivando ai giorni nostri, è lecito supporre che la galleria sia stata ostruita da una frana – considerata l’instabilità del substrato geologico –, da lavori edili eseguiti a monte oppure dal riempimento di qualche cisterna situata in uno dei tanti palazzi del borgo.
Altrettanto encomiabile, infine, è l’azione condotta da altri due componenti dell’associazione Mediterraneo e Ambiente, i quali, per agevolare il passaggio degli speleologi, ripulivano dai rovi la base delle Bombarde, dando fortuitamente alla luce le vestigia di un’antica edicola votiva. Tale sito – tuttora visitabile – è una straordinaria testimonianza della chiesetta di S. Lucia, edificata in un antro angusto incavato nella roccia verso il 1601 a spese di una confraternita che forse portava lo stesso nome. Dal 1824, anno del suo definitivo abbandono, alcuni resti della chiesa di S. Lucia sono stati collocati in quella del Carmine.
A conclusione di questa giornata vissuta all’insegna della scoperta e della ricerca storica sul campo, il gruppo speleo – secondo quanto dichiarato dal responsabile Natale Amato – è rimasto molto entusiasta e nella consapevolezza che Gerace sia uno scrigno ancora tutto da scoprire – la recente scoperta sotto la cripta della Cattedrale di un antico luogo di culto bizantino è una prova tangibile – ha accolto favorevolmente l’invito dello storico, prof. Cataldo, e dell’ingegnere Romeo, di proseguire nello studio delle tante cavità – insediamenti rupestri e antichi acquedotti – che attendono di essere esplorate.
“In un futuro non molto lontano, sarebbe interessante avviare – previo un protocollo d’intesa con l’Amministrazione comunale di Gerace – una campagna di censimento e mappatura delle cavità, in modo da incentivarne la loro conoscenza e fruizione a una fetta sempre più ampia di utenti” commenta in chiusura Giuseppe Nunziato Belcastro, presidente della Federazione Internazionale “Mediterraneo & Ambiente” – MedAmbiente.

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