Lun. Giu 17th, 2024

Il pericoloso intreccio tra mafia, élite politiche e imprenditoriali, e il rischio di una proliferazione distorta di potere

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La recente inchiesta nota come “Rinascita Scott” ha rivelato un panorama sinistro di connivenze tra mafiosi, uomini politici, professionisti e imprenditori. I giudici del Tribunale collegiale di Vibo, autori della sentenza, hanno descritto questo scenario come un vero e proprio “vaso di Pandora” in cui si celavano relazioni oscure, occultate e supportate compiacentemente nel silenzio.

Questo “tenebroso sottobosco” ha messo in luce come individui provenienti da sfere sociali apparentemente distanti non solo coabitino stretti, ma intrattengano anche complesse e ramificate interconnessioni in ogni settore della società. È stato sottolineato come la ‘ndrangheta vibonese abbia compiuto un significativo “salto di qualità”, grazie a risorse praticamente illimitate e a legami solidi e persistenti con il cosiddetto “mondo dei colletti bianchi”.

Questa mafia locale si è trasformata in una forza economica che supera di gran lunga i confini provinciali e regionali, mantenendo però saldamente il suo controllo pervasivo e strangolante sul territorio, elemento centrale della sua essenza.

Inoltre, la sentenza ha confermato il concetto di “unitarietà” della ‘ndrangheta, intendendo non una dipendenza operativa-gerarchica dal Crimine di Polsi, ma una coesione formale per evitare una proliferazione disorganizzata e non conforme di cariche e doti.

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