LA TRICHORA DI PAZZANO VEDRA’ LA LUCE

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Ugo FRANCO – Il tempietto bizantino di Pazzano, scoperto casualmente dal Corpo Forestale nel corso di lavori nei pressi della cappella del SS. Salvatore negli anni 90 del secolo scorso e conservato sotto cumuli di terra, sarà salvato. L’impegno dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco, Alessandro Taverniti, è riuscita a recuperare il contributo della Regione Calabria che per trafile burocratiche, rischiava di essere perso. Un totale lavori finanziato di 736.428 euro di cui è stata già liquidata parte della somma pari a 190.412 euro, come da decreto firmato dal dirigente del settore, De Marco.

Soddisfazione nella cittadina del ferro e del sindaco che dice, <<L’impegno profuso dall’ufficio tecnico comunale, con il responsabile Francesco Salerno, per non perdere il finanziamento ha imboccato la direzione giusta. Al completamento del costruendo edificio che ospita il museo minerario, sempre nella valle dei mulini dove ci sono altre testimonianze di archeologia industriale, vedrà la luce, anche, il tempietto bizantino che si trova conservato sotto la cappella del SS. Salvatore nelle vicinanze dello stesso museo. Un altro gioiello che arricchirà la vallata dello Stilaro da affiancare al monastero di San Giovanni Therestis, alla Cattolica e all’eremo di Montestella>>.

Le indagini georadar effettuate subito dopo la scoperta avvenuta nel 1995, avevano accertato una piccola costruzione simile a una trichora, o “cuba bizantina” com’é stata ribattezzata dagli arabi, costruita tra il VII-VIII sec. le cui pareti interne potrebbero essere  affrescate. Si tratta, quindi, di un tempietto sacro, con le tre absidi, l’altare e l’area interna che si presenta a forma quadrata dove si accede da una porta centrale, visto che non si nota la presenza del nartece. Presenza di questa cuba araba in un luogo vivo per Pazzano, la valle dei mulini, dove erano fiorenti varie attività e quindi una forte presenza di persone che, nei momenti di riposo, potevano avere vicino un luogo di preghiera.

L’interrogativo che rimane è se si tratta della chiesetta descritta in un documento del 1325 estratto dalle Collettorie dell’Archivio Segreto Vaticano, quando Pazzano pagava la decima alla Chiesa: “Rationes Decimarum Italiae, diocesi di Squillace, nomina clericorum castri Stili, dompnus Leo de Panzano, tarì duos”. Chiesetta, perciò, che esisteva prima del 1300 il cui cappellano Leo, pagava una tassa di due tarì l’anno. Aver costruito proprio nella vallata dei mulini la cappella del SS. Salvatore conferma quanto scritto su qualche documento “Ecclesiam sancti Salavatoris de Passano”, la presenza di una chiesetta dedicata al Santo venerato a Pazzano. Documenti preziosi che dovrebbero essere la base per una ricerca storica per scoprire le origini della cittadina del ferro. Altri documenti, che stanno per essere tradotti, descrivono un villaggio nato mille anni fa tanto che si potrebbe pensare alle celebrazioni del millennio di Pazzano.

Una testimonianza, perciò, dell’arte bizantina prearaba giunta fino a noi proprio perché custodita e nascosta sotto metri di terra. Nel progetto del comune di Pazzano, come fa notare il tecnico comunale, Francesco Salerno, sono descritte all’interno della perimetrazione quelli che dovrebbero essere i muri e le tre absidi. Per l’intervento è necessario abbattere la cappella dedicata al SS Salvatore, costruita alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, poiché la trichora si trova proprio nel terreno sottostante.

Da sottolineare, infine, che l’impegno del’ex sindaco, Salvatore Fiorenza, scomparso qualche anno fa, è stato premiato ricordiamo che aveva proposto ai comuni ricadenti nella vallata bizantina dello Stilaro, di costituire un consorzio per la gestione dell’intero patrimonio archeologico, culturale e ambientale.

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