Bergamini, la conferma dalle perizie: «Morte per soffocamento»

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La svolta nell’inchiesta diventa ufficiale dopo l’incidente probatorio al Tribunale di Castrovillari. Il corpo non sarebbe finito per intero sotto le ruote del camion. Possibili nuovi indiziati; il procuratore Facciolla non commenta

Ci sono volute cinque ore per la camera di consiglio presieduta dal gip Teresa Reggio. Tutte le deposizioni in merito alla super perizia sul corpo di Denis Bergamini sono state esaminate punto per punto nel corso dell’incidente probatorio. Il giudice ha rimesso al termine dell’udienza tutte le carte alla procura che adesso potrà chiedere il rinvio a giudizio o l’inizio di un nuovo processo. Al termine dell’udienza Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Bergamini, è categorico: «Possiamo dire tranquillamente che Denis Bergamini è stato ucciso prima di essere stato steso sotto il camion». Nel corso dell’udienza fiume la difesa degli indagati Isabella Internò e Raffaele Piano ha sollevato dei dubbi sull’utilizzo dell’agricoforino e anche su questi dubbi sollevati dal collegio difensivo l’avvocato Anselmo puntualizza: «Si trattava di una eccezione contestabile visto che anche nel caso Cucchi è stata usata la stessa tecnica e anche il quel caso il cadavere era fermo da moltissimi anni».

LA DINAMICA Denis Bergamini è morto per asfissia. A causare il decesso potrebbe essere stata una busta di plastica sistemata sul volto del calciatore oppure l’utilizzo di un altro oggetto. Da escludere, visti gli esiti della perizia (consulenti del pubblico ministero sono Anna Barbaro e Margherita Neri), che a operare sia stata la sola Isabella Internò. Più uomini sono stati coinvolti nel giallo e anche il camionista potrebbe essere stato minacciato e costretto a partecipare al delitto. Sul corpo di Denis Bergamini c’è stato un arrotamento parziale il che significherebbe che il corpo non sarebbe interamente finito sotto le ruote dell’autocarro. Sconfessata dunque la tesi del corpo che viene trascinato per un centinaio di metri.

LA PROCURA E proprio alla luce della super perizia discussa in udienza per la Procura potrebbero esserci nuovi indiziati. Il pm Eugenio Facciolla adesso può decidere se riaprire il caso, ma non ci sono certezze sui tempi, visto che alla domanda su possibili nuovi indiziati ha tirato dritto verso le scale che portano al suo ufficio di procura. In volto però si legge soddisfazione per una perizia inattaccabile; e l’obiettivo era proprio questo. La riesumazione del cadavere non si è consumata invano e potrebbe dare nuova linfa ad una verità che dal 18 novembre del 1989 attende di essere celebrata. «Siamo in piena fase di indagini preliminari – aggiunge il procuratore – certo è che oggi è stato fatto un grosso passo avanti». Nessun commento invece dalla difesa che liquida tutti con un «no comment».

SORELLE SPERANZA Gelida è l’aria ai piedi del Pollino. Al primo piano ad accompagnare Donata Bergamini, sorella del calciatore, nella giornata storica della battaglia che conduce da anni con tenacia c’è Ilaria Cucchi. Le due donne da anni ormai si sostengono, si accompagnano nelle udienze che con caparbietà presidiano. Una ragione di vita. «Certo che credo nella giustizia», dice Ilaria Cucchi mentre alle sue spalle campeggia la dicitura “La legge è uguale per tutti”. Il cammino delle due “sorelle” si separa alle 12 e 30 in punto. Un’ultima stretta di mano, poi per Ilaria inizia l’attesa su di una panca in legno nel corridoio, per Donata quella nell’aula di giustizia. «È stato fatto quello che doveva essere fatto allora – dice al termine dell’udienza Bergamini – sono soddisfatta dal lavoro fatto dai periti e dalle loro spiegazioni. La prima verità è venuta fuori».

Dalla Gazzetta del Sud del 19 novembre 1989

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