4 Dicembre 2020

Dalla parte della strega.
Come sempre in Italia, quando le cose vanno male, si va a scovare il solito capro espiatorio a cui addossare non solo le sue colpe, ma soprattutto quelle del sistema, lestissimo da parte sua, a scaricarsene. Al solito, qui da noi, chi sta in alto non sbaglia mai. E se risiamo,quindi, al “Mussolini ha sempre ragione”, stavolta il Mussolini che ha sempre ragione sono i Managò, i Tavecchio e non so chi altro mentre ad avere torto marcio è solo Ventura, il CT della nazionale di calcio. Perché poi a comandare nel calcio sia gente che magari non ha mai dato un calcio al pallone, questo non se lo domanda nessuno. Comunque, quando si accendono i roghi, io continuo a stare dalla parte della strega. E stavolta che la parte della strega tocca a Ventura, io sto con lui perché la storia mi ha insegnato che spesso chi condanna al rogo è assai più colpevole del condannato. Sto con Ventura perché, almeno per stavolta, è un perdente. Ed io che sono santulucotu so quanta amarezza bisogna ingoiare se si è perdenti. So quante umiliazioni e quante infamie dobbiamo subire noi Sanluchesi perché il destino, il fato, la malasorte e non so chi altro ci hanno condannato a passare per delinquenti e perciò condannati alla sconfitta. E proprio perché spessissimo la parte della strega tocca a noi Sanluchesi, io continua a stare con la strega. Sono con i perdenti perché ad un tratto si ritrovano ad essere soli, sono con i perdenti perché nessuno cerca di aiutarli e sono con i perdenti perché di solito sono innocenti, o almeno non hanno tutte le colpe che gli si addossano. In questi giorni a Ventura hanno detto di tutto: incapace, imbecille, analfabeta calcistico, dimenticando i soliti scribacchini, d’averlo prima elogiato sino alla nausea per il suo passato e per la sua voglia di ringiovanire una nazionale che sembra un gerontocomio. Ed io penso a sua moglie ed ai suoi figli che se lo vedono denigrato da una nazione di pallonari il cui unico sport praticato è spesso quello di starsene davanti alla TV. Molti gli chiedono di dimettersi. Per dignità. Perché il bello, anzi il brutto, di quest’Italia, e non solo di quella pallonara, è che non avendo dignità, la pretende dagli altri. Gli imputano di volere a forza quei 600.000 euro che gli toccano per contratto, ma a cui dovrebbe rinunciare dimettendosi, e sempre per dignità. In fondo Ventura non fa che rispettare il proprio contratto perché bene o male ha lavorato e quei soldi gli toccano più che a quelli che l’hanno messo a quel posto. Ho sentito parlare di dignità perfino da un politico e così siamo passati dalla tragedia calcistica alla farsa politica. Pochi, pochissimi se la prendono con calciatori che giunti a pochi metri dalla porta avversaria non son riusciti a centrarla. Io dico solo che uno può essere il più bravo cuoco del mondo, ma se gli porto da cucinare rape e cipolle, non posso poi pretendere un menù regale. In pratica, non abbiamo più fuoriclasse come i Pirlo, i Totti, i Del Piero ed altri. Così Ventura ha lavorato col materiale che aveva. Certo, poteva mettere un calciatore al posto di un altro, ma penso che non sarebbe cambiato niente. Il fatto è che in Italia, gli assenti invece di avere sempre torto, hanno sempre ragione. Perciò, caro Ventura, se proprio non ti vogliono più in nessun’altra squadra, vieni a San Luca, dove sarai compreso perché tra perdenti per colpa dei media, ci si comprende sempre, tra i perdenti aleggia sempre la solidarietà, quindi stai tranquillo che ti troverai bene. E poi abbiamo anche una bella squadretta e con te allenatore, non si sa mai …

Mario Nirta

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