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Un calabrese di Locri alla guida dell’eccellenza nella cura dei tumori peritoneali

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Antonio Macrì, originario di Locri, è il responsabile del primo Centro del meridione dedicato alla patologia. La struttura, che si trova a Messina, permetterà di porre fine ai “viaggi della speranza” dalla Sicilia e dalla Calabria. Dove si registrano 700 casi ogni anno

È un calabrese, per l’esattezza un locrese, a guidare il primo Centro del meridione d’Italia ed uno dei pochi su tutto il territorio nazionale, espressamente dedicato alla cura dei Tumori peritoneali e dei sarcomi dei tessuti molli. Si tratta di Antonio Macrì, docente di Chirurgia Generale presso l’Università degli Studi di Messina. Sarà lui a guidare un gruppo di lavoro costituito da chirurghi, oncologi, radiologi, anatomo-patologi, radioterapisti, medici nucleari, anestesisti-rianimatori, ortopedici, dermatologi, perfusionisti, psicologi, fisiatri, fisioterapisti, enterostomisti. La nascita di tale struttura, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino” di Messina, è avvenuta sulla base di un’esperienza ultradecennale già maturata soprattutto nel campo dei tumori peritoneali e della necessità di fornire risposte adeguate anche ai pazienti affetti da sarcomi dei tessuti molli che, per la loro rarità, spesso, non vengono trattati in maniera adeguata.
I tumori peritoneali comprendono sia tumori rari (mesotelioma, pseudomixoma peritonei, carcinoma sieroso-papillare del peritoneo, sarcomatosi peritoneale), che patologie ad elevata incidenza (carcinosi di origine colica, ovarica, gastrica).
Il Centro si avvale, accanto ai trattamenti tradizionali (chirurgia, chemioterapia, radioterapia), delle terapie più innovative, quali la chemioipertermia peritoneale che, associata alla chirurgia citoriduttiva, ha consentito di migliorare in maniera sostanziale la sopravvivenza di questi pazienti, altrimenti condannati ad un exitus inevitabile. Anche nel campo dei sarcomi dei tessuti molli, l’Aou di Messina può vantare trattamenti di eccellenza, quali la perfusione isolata d’arto che, oltre a migliorare la sopravvivenza, consente di ridurre drasticamente il numero di amputazioni necessarie in caso di sarcomi o anche di metastasi in transito da melanoma. Il trattamento dei tumori peritoneali, si legge all’interno del programma interdipartimentale redatto da Macrì, «che comprendono sia patologie con elevata incidenza (carcinosi peritoneale) che malattie inserite nel novero delle patologie rare (mesotelioma peritoneale, pseudomixoma peritonei, sarcomi, carcinoma sieroso papillare), che riconoscono anche una correlazione con l’inquinamento ambientale (mesotelioma) richiede un’elevata complessità ed estrema specializzazione». «La Calabria – è scritto ancora nel documento -, con i suoi 1.972.149 abitanti, annualmente, ha un’aspettativa di 354 casi di carcinosi colica, 148-182 di carcinosi gastrica e 184 di carcinosi ovarica, per un totale di 686-720 nuovi casi/anno».
Oltre alle problematiche di ordine squisitamente medico, non va sottovalutato l’impatto che la nascita del Centro potrà avere sull’emigrazione sanitaria di due regioni come la Calabria e la Sicilia, in cui sempre più pazienti sono costretti ad intraprendere i “viaggi della speranza”.

(fonte corriere della calabria)

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