Sab. Apr 17th, 2021

Nonostante Pino Toscano, richiamando il Principe Antonio De Curtis, avesse consigliato ai relatori di cedere all’apologia della “futilizzazione”, quelli l’hanno ampiamente disattesa, pur senza rinunciare alla “leggerezza” e alla “agilità” dei pensieri che hanno consegnato ad un pubblico attento e numeroso. Sarà stato il racconto di Antonio Crinò, curatore della logistica dell’evento, o le suggestioni di Oreste Romeo, organizzatore della rassegna, fatto sta che tra antichi edifici, immanenti testimonianze ed immensi mosaici s’è discusso di Infinito, di ciò che s’intuisce soltanto e che non è misurabile.

 

Nino Spirlì, dal canto suo, aprendo i lavori del Convegno ha subito messo le mani avanti, inscrivendo nel racconto del cerchio familiare la vastità del Tempo e le permanenze di uno Spazio che divengono Istante Eterno nell’abbraccio amorevole di una Madre e negli insegnamenti di un Padre al loro Figlio.
E la parabola così sapientemente tracciata dal moderatore è stata poi seguita dal raffinato ragionamento di Francesca Tomasello, capace di domare l’Austera indole di Anassimandro e di Platone, di Kant e di Nietzsche, che di Infinito se ne intendevano. E tra gli abissi dei secoli la Tomasello si spingeva con audacia, fino a far cogliere agli astanti la cifra di una Filosofia divenuta un atto essenziale della vita, come il mangiare e il bere, talmente quegli elementi del ragionamento si impastavano e si animavano.
Ma Infinita è anche l’attesa di perfezionamento di un territorio incapace di leggere documenti ed attestati, bellezza e storia. Ne hanno parlato Grazia Gioè e Sandro Casile, i quali, percorrendo le trame urbane del sud e i sentieri montani di liquide montagne, hanno contrapposto “ciò che è” a “ciò che potrà essere”, in una continua tensione verso una Alleanza tra Uomo e Città, Uomo e Natura non ancora compiuta.
Ha chiuso i lavori Giuseppe Bombino, con la Nostalgia che attraversa colui che avrebbe voluto vivere “la Civiltà che costruì il Monumento e l’Arte, la Poesia, l’Opera concepita e creata per durare per Sempre”. E poi ancora avanti, nel tentativo di risolvere la “misura” di ciò che non finisce, che non termina, che non si consuma, tra Alfa e Omega, Cronos e Kairos, fino alla sera, quando la fine del giorno s’era ormai sottratta al sipario della notte, ché Infinito s’è mostrato scendendo sull’Jonio, nel ricordo del Mito, dove tutto ritorna e non ha spiegazione.
Così, con parole lievi, Oreste la Peste pronunzia la Promessa che tutti attendevano: ci vedremo l’anno prossimo, proprio qui, tra terra e mare, mare e cielo, storia e racconto, edificio e pietra. Ci vedremo qui … tra un anno … e che volete che sia … se non un frammento di Infinito.

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